Le ventuno donne alla Costituente – Adele Bei


Adele Bei (Cantiano, 4 maggio 1904 – Roma, 15 ottobre 1976)
Entrata giovanissima nel Partito comunista, nel 1923, per sfuggire all’arresto da parte dei fascisti, abbandonare Cantiano e si trasferì in Belgio, poi in Lussemburgo e infine in Francia.
Rientrò più volte in Italia per svolgere attività di collegamento tra militanti antifascisti. Nel 1933 venne arrestata e condannata dal Tribunale speciale per la difesa dello Stato a diciotto anni di reclusione. Dopo 8 anni di reclusione passati tra le Mantellate di Roma e il carcere di Perugia venne inviata nell’isola di Ventotene dove rimase due anni. In quel periodo conobbe e frequentò Di Vittorio, Terracini, Scoccimarro, Secchia e altri perseguitati politici.
Il 25 luglio del 1943, con la caduta del fascismo, riacquistò la libertà e rientrò a Roma. Sfuggì fortunosamente a un nuovo arresto da parte dei tedeschi e dei fascisti e prese contatto con le bande partigiane operanti nel Lazio. Collaborò attivamente alla Resistenza con il compito specifico di organizzare i gruppi di azione femminile. Organizzò gli assalti ai forni delle donne romane, grazie ai passa parola, coinvolgendo il maggior numero di donne possibile: il 9 aprile, al Flaminio; tra il 20 e il 28 aprile, in Prati e al Trionfale; il 24 al Tiburtino III; il 28 e il 29 aprile, a Monte Sacro, Val Melaina e in Via Alessandria; il 3 maggio, ancora al Tiburtino III e l’azione si conclude con l’uccisione di Caterina Martinelli, madre di sei figli, per uno sfilatino nella borsa della spesa. Si risolve violentemente anche l’assalto al forno Tesei, il 7 aprile 1944, con l’eccidio di dieci donne presso il Ponte dell’Industria.
Nel dopoguerra venne inviata nel Mezzogiorno dove partecipò all’occupazione delle terre in Lucania e Calabria. Fu responsabile della Commissione femminile nazionale della Cgil e da questa venne designata alla Consulta, il parlamento italiano provvisorio, con competenze consultive. Era l’unica donna a farne parte. Il 2 giugno 1946 fu tra le 21 donne elette all’Assemblea costituente italiana, dove si batte perché la carta costituzionale affermi l’uguaglianza dei diritti fra donne e uomini. Nel corso della I legislatura (1948-1953) sedette al Senato della Repubblica, unica donna fra i 106 senatori di diritto nominati per meriti antifascisti. Successivamente fu eletta alla Camera dei deputati, sempre nelle file del partito comunista, nella II (1953-1958) e III (1958-1963) legislatura del parlamento repubblicano. Durante tutta la sua attività politica fu sempre molto attenta ai problemi del mondo femminile e si batté per il miglioramento delle condizioni carcerarie delle donne e per maggiori diritti alle lavoratrici. Presentò proposte di legge sulla parità retributiva tra uomini e donne, sulla tutela per le lavoratrici madri e per introdurre il divieto di licenziamento delle donne a causa di matrimonio.
Nel 1951 Adele Bei diventò segretaria nazionale del sindacato delle lavoratrici del tabacco. Erano in corso gli scioperi delle lavoratrici per l’applicazione del loro primo contratto collettivo di lavoro, stipulato nel 1947, con il quale avevano ottenuto aumenti salariali solo sulla carta. Lo sciopero coinvolse centomila lavoratrici e duecentoventimila famiglie. La lavorazione della foglia di tabacco era molto complesse e avveniva in condizioni di lavoro molto dure. Ciò favorì la compattezza di queste donne che, oltre agli aumenti salariali, denunciavano il sistema del cottimo, chiedevano una diminuzione dei ritmi di lavoro e l’inquadramento tra i lavoratori dell’industria per beneficiare di una maggiore tutela previdenziale e assistenziale. Volevano inoltre che lo stesso sindacato non le considerasse lavoratrici agricole organizzate nella Confederterra, ma le riconoscesse come una categoria autonoma, aderente in quanto tale alla CGIL. Nel 1952 si celebrarò il congresso del nuovo Sindacato nazionale delle tabacchine che la vide eletta segreataria generale.
Conclusa l’esperienza sindacate, Adele Bei fu nominata nel 1972 consigliera nazionale dell’associazione nazionale perseguitati politici antifascisti.
Morì a Roma il 15 ottobre 1976.