Le Madri Costituenti


(…) “Anche se non avevamo ancora l’abitudine ad avere degli scambi di idee fra di noi,

successe però che quasi istintivamente riuscimmo a trovare delle posizioni comuni conducendo

anche un lavoro prezioso, anche se non molto visibile, all’interno dei nostri gruppi parlamentari

per arrivare alla stesura degli articoli fondamentali della Costituzione, che riguardano

l’uguaglianza di fronte alla legge, nel lavoro e nella famiglia”(…).

Nilde Iotti

prima donna Presidente della Camera dei Deputati

Le ventuno donne alla Costituente

 Il 2 giugno del 1946 in Italia si votò per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica e per eleggere l’Assemblea costituente che si riunì in prima seduta il 25 giugno 1946 nel palazzo Montecitorio. Con il suffragio universale e l’esercizio dell’elettorato passivo, le donne entrarono per la prima volta in Parlamento. Le elette furono 21 su un totale di 556 deputati: 9 del Partito Comunista, 9 della Democrazia cristiana, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque. Molte avevano preso parte alla Resistenza, pagando spesso personalmente e a caro prezzo le loro scelte, come Adele Bei (condannata nel 1934 dal Tribunale speciale a 18 anni di carcere per attività antifascista), Teresa Noce (detta Estella, che dopo aver scontato un anno e mezzo di carcere perchè antifascista venne deportata in un campo di concentramento nazista in Germania dove rimase fino alla fine della guerra) e Rita Montagnana (che aveva passato la maggior parte della sua vita in esilio).

Pur tenendo conto delle istanze dei rispettivi partiti, fecero spesso fronte comune sui temi dell’emancipazione femminile per superare i tanti ostacoli che rendevano difficile la partecipazione delle donne alla vita politica.

Fino alla fine del XIX secolo era largamente diffusa l’idea che le donne non potessero partecipare alla vita politica a causa della loro ‘emotività’. Con le discussioni sull’allargamento del suffragio si cominciò a ipotizzare l’allargamento alle donne del voto, ma furono escluse dalla riforma del 1882 e da quella del 1912 che introduceva in Italia il suffragio universale maschile. Nel 1925 Mussolini le incluse – ancora una volta con una serie di norme restrittive – nell’elettorato amministrativo ma l’anno dopo con l’abolizione degli organismi rappresentativi locali si chiuse ogni discussione sui diritti politici per tutti.
Una volta costituito il Governo di Liberazione Nazionale, le donne si attivarono per entrare a far parte del corpo elettorale: la prima richiesta (ottobre 1944) è della Commissione per il voto alle donne dell’UDI che successivamente si mobilitò per ottenere non solo il diritto di voto ma anche quello di eleggibilità. Fu il decreto legislativo luogotenenziale del 31 gennaio 1945 che sancì definitivamente il suffragio universale e la Consulta -il primo organismo politico nazionale dopo la guerra, al quale i partiti invitarono anche le donne e ne entrarono 13- con il decreto del 10 marzo 1946 relativo alle “Norme per l’elezione dei deputati all’Assemblea Costituente”, incluse anche le donne tra gli eleggibili. Cadevano in entrambi i casi le norme restrittive ipotizzate sempre nel passato e si affermava il principio dell’uguaglianza tra i sessi almeno per quanto relativo ai diritti politici.

Delle 21 costituenti, 5 entrano nella famosa “Commissione dei 75”, quella commissione che era stata incaricata dall’Assemblea costituente di formulare la proposta di Costituzione da dibattere e approvare in aula. Erano Maria Federici (Pci), Angela Gotelli (Dc), Nilde Iotti (Pci), Angelina Merlin (Psi) e Teresa Noce (Pci). Dal punto di vista giuridico, lottarono per superare il forte squilibrio della condizione femminile nel campo lavorativo e in quello familiare, sottolineando l’importanza di un sistema che tutelasse madri e figli per garantire la maternità, considerata fino a allora un elemento di forte discriminazione.

Alle donne vennero affidati i temi che si riteneva fossero a loro più vicini: la famiglia, la maternità e l’infanzia. Temi su cui le elette all’Assemblea, pur partendo da posizioni ideologiche diverse, trovarono soluzioni comuni grazie alla condivisione di un profondo senso di giustizia che voleva dire tutela dell’uguaglianza e solidarietà.
Una particolare attenzione venne rivolta al tema della famiglia, a partire dall’uguaglianza dei coniugi. Di questo si occuparono direttamente le cinque deputate che facevano parte della Commissione dei 75. Nel corso dei lavori ci furono non pochi scontri con buona parte dei colleghi che sostenevano la necessità di un sistema gerarchico all’interno della famiglia e l’ovvietà che al vertice si trovasse il marito. Dopo l’elaborazione degli articoli, la discussione si spostò in aula dove le donne ribadirono quanto sostenuto dalle loro colleghe nelle Commissioni: uguali diritti per l’uomo e la donna anche in ambito familiare, misure concrete per la tutela della maternità e dei figli nati fuori dal matrimonio.
Un altro tema fondamentale era il lavoro, sul quale le costituenti ritenevano si dovesse intervenire fortemente per difendere e affermare i diritti delle donne: tutela della maternità, parità dei salari e pari opportunità nell’accesso a tutte professioni. Particolarmente acceso fu la discussione relativa all’accesso alla Magistratura, per la quale le donne erano ritenute troppo emotive e sensibili. La scelta delle costituenti di mettere ai voti un doppio emendamento riuscì a garantire il risultato che le donne volevano raggiungere: bocciato quello della Rossi-Mattei che dichiarava esplicitamente il diritto femminile di accesso a tutti i gradi della Magistratura, passò quello della Federici che sopprimeva la parte limitante dell’articolo in discussione.
Le costituenti intervennero anche in altri dibattiti, più generali e non specificatamente legati alla condizione femminile. In particolare, la Bianchi e la Bianchini presero parte alle discussioni sulla scuola; la Iotti e la Titomanlio a quelle sulle Regioni, mentre la Guidi si occupò anche dell’organizzazione internazionale del lavoro e dei problemi connessi all’aumento in Italia dell’emigrazione di tipo economico. Inoltre, parteciparono ai lavori di diverse Commissioni, da quelle legislative a quella per i trattati internazionali, oltre che alla già citata Commissione dei 75.

Il risultato del loro lavoro e del loro impegno è testimoniato dalla Costituzione che entrò in vigore il 1° gennaio 1948, un documento fortemente innovativo in generale e in particolare per quanto riguarda la condizione femminile.

Curiosità: quel giorno a Montecitorio, che Teresa Mattei, eletta deputato, fece un discorso sulla parità di accesso in magistratura per uomini e donne. Si alzò un deputato liberale: «Signorina, ma lei lo sa che in certi giorni del mese le donne non ragionano?». E lei: «Ci sono uomini che non ragionano tutti i giorni del mese».

“In contropiede” Le donne rileggono la Costituzione VIDEO

In un video di “Se non ora quando? Factory”, il racconto di alcune motivazioni che hanno spinto, nel settembre 2013, ad iniziare un percorso di riflessione sulla Costituzione nato da un’idea di Mariella Gramaglia. Un anno dopo è seguito il appuntamento pubblico per discutere di tutto questo. Sono sati scelti cinque articoli della Costituzione particolarmente significativi e letti e commentati da Giulia Bongiorno, Michela Marzano, Lea Melandri e Marilisa D’Amico.

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