Lavoro: Cgil, dati dimostrano fallimento annunciato del Jobs act


 
“Ancora nera la cronaca dei dati sull’occupazione: nel giorno in cui il FMI segnala che senza una significativa accelerazione della crescita all’Italia serviranno quasi venti anni per ridurre il tasso di disoccupazione ai livelli pre-crisi, i dati diffusi dal Ministero del Lavoro dimostrano che con il Jobs act si continua a licenziare più di quanto non si assuma”. Così il segretario confederale della Cgil Serena Sorrentino a seguito della nota flash di aggiornamento sull’andamento delle comunicazioni obbligatorie pubblicata dal dicastero guidato da Poletti.
 
“Non c’è nessuna inversione di tendenza, infatti i rapporti di lavoro cessati sono 9.768 in più di quelli attivati”, commenta Sorrentino, secondo cui vi sono due costanti nell’andamento del mercato del lavoro: “i contratti a termine rimangono a valori altissimi (68,8%sul totale) e in crescita, alla faccia delle tutele crescenti, quindi non è rilevabile uno spostamento significativo della nuova occupazione verso il contratto a tempo indeterminato ma, ed è la seconda costante, siamo ancora in presenza di trasformazioni incentivate dall’esonero contributivo e non dal Jobs act”.
 
“Una riforma tanto decantata mediaticamente mostra mese dopo mese il suo fallimento annunciato – sostiene la dirigente sindacale – scaricando solo sulle condizioni di lavoro i suoi effetti rilevanti”.  “Infatti – spiega – se i contratti attivati complessivamente a giugno 2015 sono 61.098 in più rispetto allo stesso mese del 2014 lo si deve al maggior numero di contratti a termine in più rispetto alle cessazioni: altro che lotta alla precarietà, i tempi indeterminati sono 9.768 in meno e quelli a termine crescono di 94.519 unità”.
 
“Occorre crearla l’occupazione, e con la manovra economica che il governo si appresta a fare sarà complicato”. Per Sorrentino è necessaria “una svolta radicale: una riforma universale degli ammortizzatori sociali, un piano del lavoro per i giovani, un programma vero di politiche attive”. “Il governo invece – continua – ha scelto di dare 5 miliardi di euro alle imprese per l’esonero contributivo a fondo perduto, senza alcuna finalizzazione e senza ottenere il risultato auspicato in termini di nuove assunzioni. Risorse che sarebbero bastate a finanziare un piano straordinario per l’occupazione senza alcun bisogno di togliere diritti e dignità al lavoro”.
 
“Per questo – sottolinea il segretario confederale – la Cgil sta lavorando a una nuova proposta di Statuto dei diritti per tutte le lavoratrici e lavoratori, perché la ricetta della svalutazione del lavoro è fallita in Italia e in Europa”. “Il Ministro Poletti ha sempre detto che avrebbe monitorato l’andamento della Riforma, bene – conclude Sorrentino – prenda atto che la politica sul lavoro del governo va cambiata, perché a partire dalla riforma del contratto a termine non ci sono segni concreti di cambiamento verso la stabilità dell’occupazione”.