Lavoro: Cgil, contratto nazionale e antidoto a Jobs Act


“Lo strumento del contratto nazionale di lavoro è l’esatto contrario, dal punto di vista filosofico, del Jobs Act. Nel contratto nazionale, infatti, sono le parti a decidere le regole e il terreno di gioco, l’altro è un elemento che cancella il ruolo delle parti e altera gli equilibri in campo”. E’ quanto affermato dal segretario confederale della Cgil, Fabrizio Solari, nel corso dell’intervento conclusivo della due giorni di seminario sulla contrattazione promosso ieri e oggi dalla Filctem Cgil. Il dirigente sindacale ha affrontato, tra le altre cose, il tema della stagione di rinnovi contrattuali, a partire da quello della categoria dei chimici, legando il ragionamento al Jobs Act. “Dobbiamo avere presente – ha detto Solari – che il contratto nazionale è un potente antidoto rispetto alla filosofia del Jobs Act, tuttavia dobbiamo evitare da un lato di caricarlo di aspettative che non può sopportare e dall’altro di introiettare l’idea di firmare un contratto purchessia. Evitiamo gli eccessi e manteniamo questo difficile equilibrio”.

Tra le questioni sul tappeto, ha elencato Solari, il modello contrattuale del 2009 scaduto (e allora non firmato dalla Cgil) e l’individuazione di un parametro di riferimento per gli aumenti contrattuali in una fase di deflazione. “Si va ad una stagione di rinnovi contrattuali – ha spiegato il segretario confederale di corso d’Italia – molto probabilmente senza un modello di riferimento, essendo scaduto quello del 2009. Siamo tutti consapevoli che non è questo il momento di avviare una discussione su di un nuovo modello ma, allo stesso tempo, non rinunciamo ovviamente ai rinnovi contrattuali”. Eppure, secondo Solari, “dire che non c’è un modello però non vuol dire che non c’è nulla”. Diverse sono infatti le ipotesi sul campo per ragionare sui rinnovi: dal parametro del 2% di inflazione, che è il mandato istitutivo della Bce, all’idea di prendere in considerazione “il vero spread di questo paese, ovvero la scarsa produttività largamente dipendente dalla mancanza di investimenti”. In ogni caso, per il dirigente sindacale della Cgil, “molto probabilmente si andrà a provare a rinnovare i contratti esattamente come si faceva prima del ’93, ovvero considerando un ampio spettro di fattori, dall’andamento dei prezzi a quello del settore. Non aspettiamo di trovare l’indice, questo insieme di fattori dovrà essere il riferimento da tener conto per i rinnovi”.

Anche perché Solari individua diversi compiti per il contratto nazionale, oltre la discussione sul modello e sull’indice. “A partire dal fatto che il contratto nazionale va inteso come una grande clausola sociale che garantisce i trattamenti minimi inderogabili per tutti ampliando poi, come individuato nell’accordo del 28 giugno, le competenze del secondo livello di contrattazione anche per cogliere le problematiche delle grandi aziende sovranazionali”. Così come il testo unico del 10 gennaio prevede pratiche di validazione dei contratti attraverso il voto dei lavoratori: “Se nel fare questi contratti nazionali avessimo la forza e la capacità di costringere all’applicazione effettiva del testo unico, e di conseguenza il binomio tra le organizzazioni rappresentative e il voto dei lavoratori, avremmo contratti nazionali con una forte legittimazione”. Altri temi su cui esercitare la contrattazione sono “l’estensione delle tutele per le figure più deboli, del mondo dell’appalto e non solo, come ovviamente il contrasto degli effetti più devastanti del Jobs Act”. Solo alcuni esempi da cui l’invito alla categoria dei chimici “di usare tutta la forza, la duttilità e la testardaggine in questa partita perché mai come ora al contratto dei chimici è legata non solo la condizione materiale dei lavoratori del settore ma la possibilità di non gettare via decenni di positive relazioni industriali”, ha concluso Solari.