La proposta della CGIL per una riforma degli ammortizzatori sociali inclusiva e universale


Una “vera riforma” degli ammortizzatori sociali, che sia a carattere “inclusivo e universale”, fondata su due soli istituti: uno per la tutela della disoccupazione, l’altro per la sospensione di attività e ore lavorate; entrambi ricollegati alle politiche attive “di modo che il fine ultimo del sostegno al reddito sia sempre l’inclusione sociale e l’inserimento lavorativo”. Questo in estrema sintesi il cuore della proposta che lancia la Cgil.

Una proposta, quella del sindacato di Corso d’Italia, fondata su quattro linee d’intervento: “semplice e sostenibile”, “inclusiva”, “equa” e che “risponda al presente e al futuro”. Semplice e sostenibile, spiega la Cgil, per “costruire un sistema che tuteli chi perde occupazione e chi è coinvolto da crisi, totalmente pubblico e assicurativo, che non gravi sulla fiscalità generale”, modalità quest’ultima “possibile estendendo la contribuzione a tutti i lavoratori e a tutte le imprese”. Una proposta inclusiva nel senso che “se tutti i lavoratori e tutte le imprese contribuiscono al sistema universale di ammortizzatori, si può estendere il sostegno al reddito anche ai precari, includendo tutte le tipologie contrattuali subordinate e parasubordinate”.

Terzo punto, una proposta di riforma degli ammortizzatori sociali equa che si determina “se tutte le imprese di qualsiasi dimensione e settore contribuiscono, in base alle specificità, ad un sistema universale, le prestazioni erogate alle stesse imprese e il carico contributivo sulle stesse sarà più sostenibile e solidaristico”. Infine, ultimo punto, una proposta che risponde al presente ed al futuro “a prescindere dagli andamenti dell’economia e delle relative fluttuazioni del mercato del lavoro”. Nel dettaglio, inoltre, la Cgil sostiene come, in relazione alle novità introdotte dalla riforma Fornero, la legge 92, “oggi più che mai è necessario correggere il sistema rivedendo l’Aspi e Mini Aspi, superando gli ammortizzatori in deroga e i fondi di solidarietà con un modello assicurativo simile agli ammortizzatori ordinari basato sui contributi di imprese e lavoratori”. Per quanto riguarda, infine, le risorse, “che oggi dalla fiscalità generale vanno verso gli ammortizzatori in deroga”, queste per il sindacato guidato da Susanna Camusso “dovrebbero sostenere la fase di avvio del nuovo sistema e il potenziamento delle risorse stanziate per le nuove politiche attive necessarie a superare la logica dell’assistenza”.

In allegato la proposta Cgil di riforma degli ammortizzatori sociali, con esplicitate i due istituti (“Disoccupazione: Aspi, Mini Aspi, Mobilità” e “Tutele in costanza di rapporto di lavoro”), insieme ad alcuni dati di sintesi utili a rendere evidente obiettivi, finalità e campo di applicazione della proposta.

Allegati:

Proposta Cgil Riforma Amm.Sociali-Dati 03.03.14.pdf

AmmortizzatoriSocialiProposta Documento.pdf