Jobs Act, Job Italia, Piano del Lavoro. Proposte a confronto. Creare lavoro per uscire dalla crisi


Foto – Ascolta tutti gli interventi e le conclusioni di Camusso

Esistono delle alternative al Jobs Act del Governo Renzi? A questa domanda hanno cercato di rispondere gli economisti e i dirigenti sindacali del Forum dell’economia della Cgil che questa mattina si sono incontrati, presso la sede nazionale della Confederazione, in occasione del seminario ‘Politiche per il lavoro: le proposte a confronto’. La riforma del mercato del lavoro, così come avanzata dal Governo, “non crea nuova occupazione”, ha dichiarato il Segretario Confederale della Cgil Serena Sorrentino nel suo intervento, ma ha spiegato “è più un’operazione di redistribuzione dell’occupazione attuale”. Il contratto a tutele crescenti, ha aggiunto la dirigente sindacale “non aumenta il saldo netto dell’occupazione esistente, anzi peggiorerà la situazione, perché modifica i rapporti di lavoro e snatura il contratto a tempo indeterminato”. La “liberalizzazione dei licenziamenti” secondo Sorrentino “avvantaggia sensibilmente l’impresa, assieme alla quantità di incentivi a sua disposizione; al contrario, per i lavoratori, non c’è alcun riflesso positivo dalle nuove norme introdotte dal Governo”. Per queste ragioni il Jobs Act  va immediatamente superato con proposte alternative.

Sotto i riflettori della discussione di oggi, il Job Italia, la proposta avanzata da Luca Ricolfi, editorialista del Sole24 Ore, insieme alla Fondazione Hume, ma anche il Piano del Lavoro della Cgil che come ricordato da Riccardo Sanna, coordinatore dell’area politiche economiche e dello sviluppo del sindacato di Corso d’Italia, mira a “creare lavoro attraverso un nuovo intervento pubblico in economia”, rispondendo alla crisi di domanda e contemporaneamente affrontando i nodi strutturali dell’offerta con politiche industriali fiscali e sociali. Tuttavia, nell’ambito della regolazione del mercato del lavoro e delle misure fiscali di incentivazione agli investimenti e alla creazione di occupazione si “poteva fare di meglio” e il Job Italia ne è un esempio.

Con il Job Italia, ha spiegato Luca Ricolfi nel corso dell’iniziativa, si potrebbe incrementare del 40% l’occupazione addizionale, più precisamente: “alle imprese che aumentano l’occupazione bisognerebbe permettere di usare, limitatamente ai posti di lavoro aggiuntivi e per un massimo di 4 anni, uno speciale contratto con il quale il lavoratore riceve in busta paga l’80% del costo aziendale (anziché il 50% come oggi), mentre il restante 20% affluisce allo Stato, sotto forma di Irpef e di contributi sociali”. Una proposta sostenibile anche in termini di finanza pubblica.

A prendere la parola, nel corso del dibattito, l’economista Giuseppe Travaglini, docente dell’Univesità di Urbino, secondo il quale il Job Italia di Ricolfi può aiutare a creare occupazione e salari soprattutto se collocata all’interno di un disegno di politica industriale e di una strategia di lungo periodo volta ad incrementare l’innovazione e la produttività del sistema d’impresa italiano. Ma, ha avvertito l’economista, crescita occupazionale e produttività sono obiettivi che non possono essere raggiunti con il solo strumento della riforma del mercato del lavoro, come vorrebbe il Jobs Act.

Il Governo con la Legge di Stabilità e il Jobs Act “non crea lavoro”, ha sottolineato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso nelle sue conclusioni “oggi, serve rilanciare l’occupazione, per questo abbiamo elaborato la nostra proposta di Piano del Lavoro, che prevede anche una redistribuzione del reddito e della ricchezza”. Nello specifico un’imposta sulle grandi ricchezze potrebbe finanziare un piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile. Per Camusso “in questo momento serve che lo Stato investa e che governi le scelte economiche”, lo Stato deve farsi “investitore” e “innovatore” e ridurre le disuguaglianze. Alla “frantumazione sociale – ha aggiunto Camusso – non si può rispondere esclusivamente con politiche monetarie”, ma con “la creazione di nuovi posti di lavoro”. Positivi, secondo la leader della Cgil, momenti di confronto come quello di oggi in cui “si discute nel merito di proposte per la risoluzione dei problemi del Paese”, e in particolare per “aumentare l’occupazione e migliorare la qualità del lavoro”.