Jobs act: Cgil, le donne che subiscono violenza restano senza tutela


Taddei: dopo un anno dall’entrata in vigore del decreto attuativo del Jobs Act (D.lgs. 80/2015), manca ancora circolare Inps per renderlo esigibile


Roma, 14 aprile – “Ancora nessuna tutela per le lavoratrici che subiscono violenza e decidono di intraprendere percorsi di protezione, nonostante l’introduzione nel decreto attuativo del Jobs Act (D.lgs. 80/2015) che  prevede per queste donne il congedo dal lavoro”. A denunciarlo la responsabile delle politiche di genere Cgil nazionale Loredana Taddei che accusa l’Inps di non aver ancora emanato la necessaria circolare applicativa.

“La legge – spiega la dirigente sindacale – prevede per le lavoratrici dipendenti, sia pubbliche che private, e per le collaboratrici a progetto, inserite in percorsi di protezione relativi alla violenza di genere, il diritto di astenersi dal lavoro per motivi connessi al loro percorso di protezione per un periodo massimo di tre mesi”. “A distanza di quasi un anno dall’entrata in vigore del decreto – avverte Taddei – tale diritto è ancora scritto sulla carta e non è esigibile. La responsabilità ricade interamente sull’Inps che non ha ancora emanato la necessaria circolare applicativa”.

“La norma – sottolinea Taddei – si prefigge l’obiettivo di sostenere le donne non soltanto in termini di sicurezza individuale, ma anche sotto il profilo dell’indipendenza economica, riconoscendo loro il diritto a tre mesi di astensione retribuita dal lavoro. È anche prevista la possibilità di trasformare il rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time, nonché l’opportunità di essere nuovamente trasformato, a seconda delle esigenze della lavoratrice, in rapporto di lavoro a tempo pieno. Il Decreto dà anche la facoltà alle collaboratrici a progetto di sospendere il rapporto contrattuale per motivi connessi allo svolgimento dei suddetti percorsi di protezione”.

Inoltre, “il ritardo della sua applicazione, sta influendo negativamente anche sul rinnovo dei contratti collettivi nazionali di categoria, che nel merito non possono ancora normare nulla, facendo così venir meno l’art. 24, c. 5 dello stesso decreto in materia di distribuzione temporale del congedo”.

“Questi ritardi nell’applicazione sono estremamente gravi, perché – prosegue la responsabile delle politiche di genere Cgil nazionale – l’esposizione alla violenza è legata anche alle condizioni occupazionali ed economiche peggiorate con la crisi. La mancanza di un lavoro e di un reddito impedisce di recidere il legame con mariti, compagni o familiari violenti. Il contrasto alla violenza di genere passa anche da qui. I dati sulle donne che subiscono o hanno subito violenza nel nostro Paese sono drammatici: quasi 7 milioni, un terzo della popolazione femminile tra i 16 e i 70 anni. Contrastare questo odioso fenomeno è doveroso, a partire dalla applicazioni delle leggi. Troppo spesso – conclude Loredana Taddei – il governo ha propagandato azioni a vantaggio delle donne che poi sono rimaste a lungo lettera morta”.