Jobs Act: Cgil, fiducia rappresenta palese forzatura


“Con la richiesta della fiducia sul Jobs Act il governo, dopo aver negato il confronto con la rappresentanza del lavoro, ha compiuto ieri una palese forzatura che ha compresso il dibattito parlamentare, ha posto le basi per un’ulteriore precarizzazione dei giovani lavoratori, ha tolto diritti invece di estenderli, ha accentuato una logica di subordinazione del lavoro nei confronti dell’impresa, ha aperto spazi all’arbitrio e al sopruso”. Così in una nota la Cgil. 

“Con una maggioranza assai risicata (solo 5 voti in più del necessario) – sottolinea il sindacato di Corso d’Italia – è stato ieri approvato un disegno di legge delega lacunoso, ambiguo, indefinito e, in molte parti, sfuggente nei criteri”.

“La fiducia richiesta al Parlamento – prosegue la Cgil – ha avuto come unico fine quello di portare in Europa lo scalpo dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Un obiettivo apertamente dichiarato dal governo che, a fronte di quanto emerso dal vertice europeo svoltosi ieri a Milano, si è rivelato debole e fallace. Dietro le dichiarazioni di facciata non sembra, infatti, essere emersa alcuna effettiva ed efficace apertura, né alcun diverso indirizzo per politiche economiche espansive dell’Unione”.

“Il disegno di legge delega – aggiunge la nota del sindacato – passa ora all’esame della camera dei Deputati. La Cgil continuerà con tutte le forme democratiche a sua disposizione a dar voce alla sua proposta di politica economica e di modifica della legge delega. Cercherà il confronto, spiegherà le proprie ragioni e il 25 ottobre a Roma e farà sentire alta e forte la voce dei lavoratori”.

“Sarà quello – conclude la nota – l’inizio di una lunga campagna per affermare le ragioni del lavoro. Il nostro obiettivo è estendere i diritti ed eliminare la precarietà nel mondo del lavoro. Chiediamo un piano straordinario di occupazione a partire dai giovani perché la vera emergenza del Paese è l’occupazione e la risposta non può essere la diminuzione dei diritti e la precarizzazione, ma la creazione di lavoro”.