Industria 4.0: Cgil, formazione, politiche attive e investimenti per affrontare cambiamento


Roma, 18 maggio – “Dopo anni in cui siamo cresciuti poco, in maniera diseguale e meno degli altri Paesi europei, l’Italia deve scegliere la ‘via alta dello sviluppo’”. Così Vincenzo Colla e Tania Scacchetti, segretari confederali della Cgil, nel corso dell’audizione svoltasi quest’oggi davanti alla Commissione Lavoro del Senato sull’impatto della quarta rivoluzione industriale sul mercato del lavoro.

“Con il Lavoro 4.0 – sottolineano i due dirigenti sindacali – siamo di fronte ad un vero e proprio cambio di paradigma che pervade oggi la manifattura, ma che avrà effetti anche su servizi e pubblica amministrazione. Un cambiamento che sta avvenendo con velocità e dimensioni fino ad ora sconosciute, generando un clima di incertezza per gli impatti che potrà avere sull’occupazione e sulle nuove abilità e conoscenze che verranno richieste dal mercato del lavoro”. “Questo nuovo paradigma – proseguono – va implementato e governato all’interno dei processi produttivi attraverso la contrattazione e la maggiore partecipazione dei lavoratori e delle loro rappresentanze”.

I segretari confederali della Cgil sostengono che “se non vorremo essere travolti dal cambiamento, dovremo essere in grado di dotarci di alcune strategie per favorire competenze, abilità e transizioni occupazionali e professionali. Per fronteggiare il rischio di esclusione di forza lavoro tra giovani e adulti è indispensabile un Piano nazionale di formazione continua e rafforzare il ruolo dei Fondi Interprofessionali, dell’apprendistato e dell’alternanza scuola lavoro”.
“Inoltre, per garantire percorsi verso la maggior occupabilità, la riqualificazione, l’acquisizione di nuove competenze nel mercato del lavoro che cambia, occorre – aggiungono Colla e Scacchetti – rafforzare le politiche attive, superare il sottofinanziamento dei Centri per l’impiego e un sistema di tutele e di ammortizzatori sociali più universale”.
“È prioritario – concludono Colla e Scacchetti – creare occupazione di qualità e con diritti, stimolando gli investimenti, così come indichiamo nel Piano del lavoro e nella nostra proposta di legge Carta dei diritti universali del lavoro”.


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