Incendi e le gravose conseguenze: la politica assiste impotente


Quest’estate abbiamo assistito ad un nuovo disastro ambientale dovuto al fuoco senza sosta che ha letteralmente spazzato via intere fette del nostro Paese. Il fuoco ha devastato mezza Italia ed ora le recenti piogge stanno minacciando i territori messi in ginocchio dal fuoco: gli incendi hanno, infatti,  aumentato considerevolmente il già alto rischio idrogeologico in molte zone del Paese.

Non è bruciato solo il Vesuvio, malgrado le sue immagini abbiano fatto il giro del mondo, l’intero territorio nazionale è stato assediato: numerosi incendi, di origine dolosa e altri ancora da stabilire, hanno messo a dura prova il Gran Sasso, la Toscana, le Marche, la Sicilia, la Campania, la Puglia e Roma. Sono andati a fuoco montagne, riserve naturali, parchi nazionali, strade ed interi quartieri.

In tale contesto e considerando i mesi di primavera precoce, le Regioni per la loro parte e il Ministero dell’Ambiente avrebbero dovuto e potuto predisporre per tempo i piani di azione e di prevenzione anti-incendio previsti dalla legge, più che mai indispensabili con l’aumento delle temperature. Tutto ciò non è accaduto. Infatti, in regioni strategiche – dall’Abruzzo alla Sicilia – non ci sono stati sufficienti mezzi aerei di contrasto. Inoltre, il cambiamento climatico è un fatto, la desertificazione in Italia avanza da Sud a Nord e l’attuazione della legge del 2000 sui catasti comunali dei terreni bruciati, dove non si può né si deve costruire, è ancora lontana.

Negli ultimi anni, i Governi che si sono succeduti hanno sottovalutato la tematica e messo in atto delle politiche superficiali volte a snaturare il problema, non considerando i disastrosi effetti a medio e lungo termine a cui stiamo assistendo. Nell’anno dei record (2007) furono 308 le richieste di intervento anti-incendio fra aprile e luglio, quest’anno nello stesso periodo, sono state quasi 500.

In tali circostanze, è vergognosa la situazione dei Vigili del Fuoco, uno dei Corpi pubblici più efficienti, che da anni è sotto organico di 3000 unità, con un’età media elevata e la mancanza di adeguati mezzi finanziari per operare in piena efficienza. Il loro Corpo come altri Corpi specializzati sono stati penalizzati ed indeboliti rispetto alla Protezione Civile, sacrificando così grandi competenze al servizio della popolazione. Inoltre, lo smembramento del Corpo Forestale assorbito nei Carabinieri dei Noe ed il passaggio di competenze alla Protezione Civile hanno di fatto derubricato la questione incendi abbandonando le attività essenziali e strategiche di prevenzione.

Ingenti le ricadute economiche ed ambientali: gli incendi hanno allontanato dalle montagne e persino dalle coste del Sud decine di migliaia di turisti. Sono bruciati boschi secolari, carbonizzati nidi e covi di uccelli, di animali selvatici, rettili ed insetti utili. E da queste terre bruciate, proprio nelle prossime settimane, attendiamo sicuramente gravose conseguenze: frane, colate di fango, alluvioni.

Proprio per quanto concerne il dissesto idrogeologico ci aspettiamo immediate ricadute disastrose, soprattutto considerando la fragilità stessa del territorio e la completa assenza di un’efficace politica di manutenzione dello stesso sebbene tanto il governo Renzi come l’attuale hanno annunciato con toni propagandistici stanziamenti miliardari e la realizzazione di un piano di azione per il dissesto idrogeologico. Ad oggi ben poco è stato fatto: l’unica iniziativa partita è il cosiddetto “Piano di stralcio” che riguarda le aree metropolitane e quelle aree urbane con molta popolazione esposta a rischio di alluvione. Di tale Piano, dei 33 interventi totali previsti: 6 risultano non avviati; 16 in corso di progettazione; 6 con progettazione ultimata; 3 con lavori in esecuzione; 1 con lavori ultimati. Per quanto concerne, invece, la dotazione finanziaria, solo 110 milioni sono stati trasferiti alle Regioni negli ultimi tre anni, cifra ben lontana dai 9 miliardi per il piano settennale promosso dal Governo Renzi.

Poi c’è la bizzarra questione delle revoche: il decreto Sblocca Italia stabilì che erano revocati tutti i fondi assegnati a progetti contro il dissesto idrogeologico che, al 30 settembre 2014, non avessero pubblicato il bando di gara o disposto l’affidamento dei lavori.  Tali revoche, secondo dati dello stesso Governo, potrebbero sbloccare circa 2,2 miliardi di euro, ma ad oggi soltanto 7 milioni sono stati recuperati.

Reputiamo inammissibile la situazione a cui stiamo assistendo e ci auspichiamo che la tematica venga affrontata con l’immediatezza e la determinazione necessaria, affinché venga messa in atto un’adeguata politica integrata di prevenzione ed intervento volta a tutelare il benessere del territorio e delle popolazioni che lo abitano.