Il nostro tempo e adesso: 10 proposte per salvare una generazione e questo paese


Dall’Assemblea Nazionale ‘Liberiamoci della Precarietà’ la richiesta di un confronto con istituzioni e Governo

Il 19 e 20 novembre, si è tenuta a Roma l’assemblea nazionale “liberiamoci della precarietà” promossa dal comitato “il nostro tempo è adesso | la vita non aspetta”. Centinaia di giovani, attivisti di coordinamenti, associazioni, reti di lavoratrici e lavoratori precari si sono incontrati per discutere della propria condizione di precarietà e di come liberarsene. L’assemblea, fa sapere il comitato in una nota “ha alternato momenti di confronto e di dibattito generale con gruppi di lavoro che hanno approfondito le nostre priorità, proposte precise e concrete elaborate nel corso degli ultimi mesi e che hanno trovato, nell’assemblea nazionale, il momento di sintesi e definizione”.
Un contratto stabile per chi fa un lavoro stabile, l’estensione di diritti e tutele ai lavoratori discontinui, “a partire da compensi che devono essere agganciati ai contratti collettivi nazionali del settore di riferimento: il lavoro discontinuo deve costare di più (per contributi versati e per compenso netto al lavoratore) del costo del lavoro subordinato” come dichiara Laura Calderoni della rete Iva sei Partita (ingegneri e architetti a P.IVA). Per continuare con il welfare: “è necessaria un’estensione in senso universalistico del sostegno al reddito per chi è senza lavoro; e chiediamo l’introduzione anche in Italia di un Reddito minimo, finanziato dalla fiscalità generale, per chi cerca il primo lavoro e non lo trova” dice Francesco Vitucci dell’ADI (associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani).
Per questi soggetti, i milioni di giovani che non trovano lavoro, l’assemblea dei precari chiede un supporto forte da parte di servizi pubblici per l’impiego che in Italia, vanno radicalmente riformati e rilanciati. E ancora: “Chiediamo un intervento sulla previdenza finalizzato non a far cassa tagliando le garanzie di chi ha lavorato una vita, ma indirizzato alla vera emergenza del futuro: garantire a chi oggi lavora con un contratto precario un futuro previdenziale dignitoso” dice Chiara Barbato, psicologa precaria, della rete degli operatori del sociale. Diritto alla casa per i giovani e i precari. “Tutto questo non solo è necessario per “salvare” il presente e il futuro di una generazione e del paese, ma è anche estremamente fattibile” sostiene Julian Colabello dell’associazione 6° piano che associa praticanti legali e giovani avvocati. Si tratta di riforme da finanziare attraverso una non più rimandabile riforma del sistema fiscale che colpisca la rendita finanziaria e immobiliare, che reintroduca la tassa di successione, che prelevi dai grandi patrimoni come avviene in tutta Europa.
“I veri garantiti non hanno il volto delle nostre madri o dei nostri padri, ma vanno cercati tra chi ha evaso il fisco e si è arricchito negli anni della crisi, speculando sulla fragilità del nostro paese.” dice, in un suo intervento Emanuele Toscano, del CPU (coordinamento precari università). Per questo respingiamo al mittente l’idea di costruire un sistema a “compatibilità interne”, in cui per migliorare un po’ la condizione di chi è precario oggi, bisogna complessivamente diminuire i diritti del lavoro.
Un messaggio forte e chiaro quello che il comitato vuole lanciare al nuovo Governo, al Presidente del Consiglio Mario Monti, al Ministro del Welfare Elsa Fornero: “l’emergenza sociale di questo paese è la precarietà di lavoro e di vita di una generazione e scardinarla significa non rinunciare, ma estendere i diritti e la cittadinanza che sono fondamento della democrazia” come dichiara Ilaria Lani della campagna giovani NON+ disposti a tutto CGIL. “Noi sappiamo come e vogliamo essere attori di questo cambiamento a partire da un confronto che chiediamo a tutti i livelli istituzionali in primis al Governo in carica”.
A partire da qui il Comitato “Il nostro tempo è adesso” vuole avviare un percorso di costruzione partecipata dell’alternativa alla precarietà confrontandosi con intellettuali e ricercatori, per affinare anche nel merito le proposte, ma soprattutto vuole sottoporle ad un confronto con tutte le realtà organizzate e non della società civile.