Il “comportamento valutabile” dalla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali sciopero


La Cassazione afferma l’inesistenza di un obbligo, per le organizzazioni sindacali, di impedire
astensioni effettuate, da altri soggetti sindacali, in violazione della legge sullo sciopero.

La pronuncia della Cassazione ha ad oggetto il ricorso di alcune associazioni sindacali dei tassisti
contro la sanzione pecuniaria di euro 25000, irrogata dalla Commissione di garanzia per
l’attuazione della legge sullo sciopero (delibera 19 settembre 2006 n.497). La Commissione aveva
ritenuto sussistente la responsabilità delle associazioni sindacali, se nel corso di uno sciopero dalle
stesse indetto nel rispetto della l.n.146/90, accada che coalizioni spontanee effettuino azioni di
protesta in violazione dei servizi minimi garantiti.

Il ricorso delle associazioni dei tassisti contro la delibera della Commissione di garanzia era stato
accolto dal Tribunale di Roma e successivamente era stato riformato dalla Corte d’appello di Roma,
la quale aveva dichiarato “comportamento valutabile” dalla Commissione di garanzia l’omissione,
da parte delle associazioni sindacali, “del dovere giuridico di manifestare aperto e fermo dissenso
nei confronti di forme di protesta illegittime innescate nel corso di azioni collettive”.

Con sentenza del 28 gennaio 2019 n.2298 la Cassazione ha annullato la sentenza della Corte
d’Appello di Roma e rinviato nuovamente alla Corte d’Appello di Roma per un nuovo esame.

La Cassazione ha respinto la tesi della Corte d’Appello di Roma e ha negato che possa costituirsi
“in capo all’organismo promotore dell’astensione collettiva un vero e proprio obbligo di agire per
impedire che altri pongano in essere condotte illecite”. Ha affermato, altresì, che non sia possibile
“porre a carico delle associazioni o degli organismi di categoria rappresentativi un indiscriminato
ed inesigibile obbligo di impedire che qualsivoglia singole manifestante ponga in essere una
protesta deviata e irrispettosa” delle norme. E’, difatti, escluso “alcun vincolo di autorità, di
direzione o di vigilanza tale da essere esercitabile anche nei confronti di soggetti che non siano
neanche iscritti all’associazione promotrice”.

Nell’enunciare il principio di diritto che la nuova decisione della Corte d’Appello dovrà seguire e
che riguarda esclusivamente le associazioni rappresentative dei lavoratori autonomi,
professionisti o piccoli imprenditori, la Cassazione afferma che possa costituire “comportamento
valutabile” dalla Commissione di garanzia, il comportamento omissivo attuato “in violazione del
dovere di dissociarsi pubblicamente ed in modo inequivoco da forme di protesta”, ma solo
nell’ipotesi in cui tale dovere di dissociazione sia desumibile dalla disciplina attuativa dalle
legge n.146/90.