Pericle Fazzini

Pericle Fazzini (Grottammare, Ascoli Piceno), 1913 – Roma, 1987)


Giovanissimo, sotto la guida paterna, si dedica all’intaglio del legno mostrando ben presto un talento naturale. Nel 1929 si trasferisce a Roma per seguire i corsi della Scuola Libera del Nudo. A questo periodo risalgono le prime composizioni veriste ispirate alle opere barocche e a Rodin. Frattanto, a Roma, stringe rapporti di amicizia con Katy Castellucci e Alberto Ziveri, con il quale lavora per la «Casa del poeta» alla IV Triennale di Milano. Nel 1931 vince il concorso per il monumento al Cardinale Dusmet a Catania e, un anno dopo, con La Donna nella tempesta e L’Uscita dall’arca si aggiudica il primo premio al Pensionato Artistico Nazionale. Nelle opere di questi anni si evidenzia l’interesse per la scultura arcaica. La mostra personale alla Galleria Sabatello (1933) e la partecipazione alla II Quadriennale (1935) lo segnalano alla critica contemporanea. Dalla seconda metà degli anni Trenta vive un momento di crisi, dovuto alle ristrettezze economiche e all’improvviso isolamento dall’ambiente artistico romano che lo porterà a rompere con i pittori della Galleria La Cometa. Riprende ad esporre nel 1938 con la partecipazione alla Biennale di Venezia. Un anno dopo è invitato alla III Quadriennale di Roma (vi esporrà ancora nelle edizioni del 1951, ’56, ’59, ’65 e ’73) e alla seconda mostra di «Corrente». Tra il 1941 e il 1942 soggiorna prima a Zara e poi a Viterbo, dove inizia a modellare la cera. Terminata la guerra, il suo linguaggio appare rinnovato da nuove soluzioni formali che lo allontanano dalla figurazione. Aderisce al Fronte Nuovo delle Arti e partecipa alla prima mostra del movimento alla Galleria della Spiga di Milano (1947). In questa nuova fase di indagine artistica forte è l’interesse per le tematiche sociali e religiose che ne caratterizzano l’opera tarda, come dimostra l’opera Resurrezione, realizzata per la sala Nervi, in Vaticano.

Andrea Romoli

fazzini  

s.t.

1985

Scultura in bronzo, in parte dorato

cm. 30,5×8,5×31,5

Foto: Alessandra Pedonesi e Aldo Cimaglia