Forum Cgil economia: il controllo dei rischi, dal quantitative easing europeo alla vicenda greca


Proseguono i seminari promossi dal Forum Cgil dell’economia. Dopo l’incontro del 21 gennaio dal titolo ‘Politiche per il lavoro: proposte a confronto‘, si è svolto mercoledì 11 marzo presso la sede nazionale della Cgil il seminario sul tema ‘Il controllo dei rischi: dal quantitative easing europeo alla vicenda greca’. (Foto)

Ad introdurre i lavori è stato Marcello Minenna, docente di Finanza Matematica all’Università Bocconi di Milano, che ha illustrato tre contributi: un paper su la possibilità di controllare i rischi della finanza derivata (“La possibilità di misurare e comprendere i rischi e le opportunità della Finanza Strutturata” – Slides), un paper su i limiti e contraddizione del QE europeo (“Il programma di acquisto della BCE spinge nel breve verso la nazionalizzazione dei rischi e alla lunga riduce gli interessi degli Stati membri a tenere in piedi l’euro), e infine un terzo contributo su un piano per la Grecia (“La Grecia e la perdita di sovranità sul debito pubblico nazionale”).

(VIDEO – guarda la relazione introduttiva)

Su questi tre argomenti si è articolata la discussione, alla quale hanno preso la parola:

Riccardo Sanna, Laura Pennacchi, Nicoletta Rocchi, Stefano Sylos Labini, Vincenzo Visco, Andrea Ricci, Pino Amari, Enrico Grazzini, Luca Origgi. Le conclusioni sono state affidate al segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi.

E’ stata Nicoletta Rocchi ad aprire la discussione su una “novità introdotta dalla crisi globale. Finalmente – ha detto – si sono accesi i fari sulla finanza” e sulle “degenerazioni derivate dalla deregolamentazione e dall’assenza di trasparenza”. Il lavoro dell’Osservatorio sulla finanza, nell’ambito delle Politiche economiche e di sviluppo della Cgil, vuole “costruire elementi di conoscenza e di nuova consapevolezza per addentrarci nella complessità delle dinamiche della finanza, della moneta e delle istituzioni economichee finanziarie che la governano a livello internazionale e nazionale”. A fornire subito un contributo politico al dibatitto è stato Vincenzo Visco che ha portato al centro del confronto il tema della gestione del debito pubblico italiano, avanzando la proposta di un approfondimento che possa chiarire i rischi e le soluzioni dei derivati nella gestione del debito pubblico. Il Forum, secondo Visco, dovrebbe porsi tra gli obiettivi quello di “accendere un dibattito, su questi temi, con le forze politiche e la stampa”.

A quasi una settimana dall’avvio del programma di acquisto di titoli di debiti sovrani da parte della Banca centrale europea e delle banche centrali nazionali, gli interventi, che si sono alternati nel corso del seminario, non potevano non analizzare gli effetti che il Quantitative easing avrà sull’economia reale, esiti definiti più volte “limitati”, a causa di una scelta, quella della Bce “tardiva ed insufficiente” per uscire dalla crisi, anche se utile nell’arginare la deflazione. Dopo aver ricordato l’importanza dell’elaborazione di analisi e proposte del Forum Cgil dell’economia, la Coordinatrice Laura Pennacchi è entrata nel merito del cosiddetto alleggerimento quantitativo, sottolineando i limiti del Qe europeo, così come le difficoltà della trattativa greca. “La massima espressione nella dissociazione tra politiche fiscali e monetarie è rappresentata dal decorso della crisi, ormai tutta concentrata in europa, e che ovviamente l’austerità non ha risolto, e dai difetti dell’architettura, della governance e della politica europea”. Sulla stessa linea Stefano Sylos Labi: “il Qe è un programma molto parziale che, probabilmente non sarà in grado di dare una vera spinta alla ripresa dell’economia europea. L’espansione monetaria deve essere accompagnata da un equivalente espansione fiscale, questo è ciò che manca nel programma dell’eurotower, costituituendone uno dei maggiori punti deboli”, in questo modo “non si crea il meccanismo di trasmissione della moneta verso l’economia reale”. La relazione, non sempre diretta, tra politiche monetarie, sistema bancario e ciclo degli investimenti è stata affrontontata nell’intervento di Andrea Ricci. Nel farlo, è partito dall’ipotesi dell’esistenza di un “perfetto arbitraggio tra misurazione e calcolo dei rischi” e “una virtuosa strategia di affluenza di credito alle banche per finanziarie gli investimenti”. In Italia, ha detto Ricci “abbiamo un problema strutturale: gran parte delle imprese sono sottocapitalizzate, e quelle che potrebbero creare sviluppo non hanno un collaterale, quel bene reale o finanziario concesso in garanzia del puntuale pagamento di un debito”. A tal proposito, secondo Pino Amari bisogna trovare una soluzione per  uscire dalla “trappola della liquidità”. In questa fase politico-economica, secondo Amari “bruciamo liquidità senza tradurla in attività produttive. Bisogna, quindi, riprendere il concetto keynesiano di superamento della dicotomia tra gli aspetti finanziari e quelli reali, intervenendo sulla domanda. Luca Origgi ha ripreso, nel suo intervento, la riflessione sulla trasparenza, agganciandola al tema della legalità. Troppo spesso, secondo Origgi, “i bilanci delle aziende sono falsi, vengono costruiti esclusivamente per soddisfare i parametri di Basilea”, una situazione poco trasparente che altera la valutazione della solidità delle imprese da parte delle banche. Per questo il quadro Fisac della Cgil fa appello al sindacato e alla politica “devono essere parti attive nel promuovere un diverso senso di legalità, anche economica”. Ad anticipare i temi del prossimo seminario è stato Enrico Grazzini aprendo la discussione sulla questione della moneta fiscale: “è importante – ha detto – cominciare a discutere in termini non solo di politica economica contingente, ma approfondire l’analisi sulla struttura dell’eurozona, sull’architerttura dell’euro, che è nato un po’ a somiglianza del marco tedesco”.

A fare sintesi sulle tre questioni è stato il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi che ha preso la parola per le conclusioni.

Riformare il sistema bancario per controllare i rischi dei derivati.  Raccogliendo favorevolmente la proposta del Professor Minenna, sulla necessità di introdurre una regolamentazione che renda obbligatoria la comunicazione preventiva dei rischi dei derivati ai soggetti interessati, Danilo Barbi ha dichiarato: “è una discussione necessaria, utile da fare. Dovrebbe essere individuata un’autorità indipendente di controllo del mercato che renda doverosa la conoscenza dei rischi finanziari al momento dell’acquisto del prodotto”. La proposta, secondo Barbi, dovrebbe essere “sostenuta da un’importante discussione su: come riformare il sistema finanziario e quello bancario”, dovrebbe essere, inoltre, “accompagnata dall’apertura di un dibattito europeo sulla distinzione tra banche commerciali e d’affari”, una distinzione che, come Barbi ha tenuto a sottolineare, ha funzionato per ben sessantatre anni negli Stati Uniti (dal 1936 al 1999). “Il controllo dell’esposizione al rischio finanziario delle banche, in Europa è stato affidato alle banche nazionali che però oggi non avendo più la forza del controllo monetario e la capacità di poter batter moneta, hanno creato, nel vecchio continente, un mercato finanziario ancora più libero”.

Il Qe di Draghi è politica difensiva. Sul lancio del Quantitative easing, l’allentamento quantitativo della politica monetaria, considerata l’ultima frontiera delle armi non convenzionali utilizzate dall’Eurotower, Barbi ha esposto alcune riflessioni critiche sottolineando la differenza macroeconomica con il programma promosso dalla Federal Reserve negli Stati Uniti: “è evidente una diversa natura qualitativa, una sostanziale differenza macroeconomica tra le due scelte, espasiva quella della FED,  difensiva quella della BCE”.

Come spiegato dal segretario confederale della Cgil, l’iniezione di liquidità governata dalla Federal Reserve è stata affiancata da politiche industriali e fiscali, da investimenti pubblici del governo americano, ed è stata avviata all’inizio della crisi, ponendosi tra gli obiettivi l’aumento dell’occupazione e dei redditi. Inoltre, il programma statunitense ha registrato un effetto positivo sull’economia mondiale, dovuto anche al sostegno della domanda interna statunitense. Interventi che, come ha sottolineato Barbi, si discostano considerevolmente dalla “politica difensiva” del Qe europeo, che “non avrà efficacia sull’economia reale, non aumenterà l’occupazione e non sosterrà la domanda interna. E’ una politica – ha aggiunto – tutta concentrata sulla svalutazione dell’euro e quindi ad incentivare l’export. E’ una politica che definirei di ostilità internazionale”.

La vicenda greca. L’andamento delle trattative, sulla crisi del debito greco, portate avanti nelle ultime settimane dal governo di Alexis Tsipras insieme alle autorità sovranazionali europee (Commissione europea, Bce) e dal FMI sono state raccontate in modo “molto indicativo dalle principali testate italiane, le quali si sono precipitate a sostenere la sconfitta del governo ellenico per sostenere l’impossibilità di cambiamento”. Per Barbi, la vicenda greca è stata rappresentata come lo scontro tra Berlino ed Atene, ma ogni Paese europeo ne è stato responsabile, “Francia e Italia per la loro neutralità, Spagna e Portogallo per la loro ostilità”. “Trovo grave – ha aggiunto il Segretario Confederale – che nessuno sa, neanche in Parlamento, nelle commissioni competenti, cosa il governo italiano abbia detto nelle sedi di trattativa, la questione greca è ampia, non riguarda esclusivamente la crisi del debito, ma il futuro dell’europa”. Secondo Barbi, nello ‘scontro’ Atene-Berlino, la Grecia è riuscita a condizionare il negoziato. A questo proposito il dirigente sindacale per esplicitare la sua ipotesi ha ripreso la tesi già esposta in maniera esaustiva dalla Coordinatrice del Forum, Laura Pennacchi. Lo stato greco, nel corso della trattativa, è innanzitutto riuscito a mettere in discussione i diktat della Commissione europea, della BCE e del FMI, scongiurando così gli insostenibili avanzi primari, previsti per i prossimi anni. Significativa, inoltre, la trasformazione del negoziato tecnico, dalla Troika si passa al ‘Brussels Group’, alle tre istituzioni (Ue-Bce-Fmi) si affiancheranno anche i rappresentanti del fondo salva-stati (Esm) e della Grecia. Infine, è stata rilevante l’elaborazione, contrattata, delle nuove riforme che mirano alla lotta all’evasione fiscale e alla risoluzione della ‘crisi umanitaria’.

L’economia del vecchio continente, ha concluso Barbi, potrebbe avere una “potenzialità grandissima” se solo abbandonasse quell’idea di sviluppo che “combina il mercatismo tedesco con la grande finanza europea”, se iniziasse a “incentivare l’innovazione tecnologica e ad occuparsi di soddisfare i nuovi bisogni sociali, sarebbe ancora l’economia più forte della terra”.