Forum Cgil dell’economia: Europa e Italia nella crisi


Si è tenuto oggi a Roma, nella sala Santi della CGIL nazionale, il seminario del Forum CGIL dell’economia dedicato al tema “Europa e Italia nella crisi” in cui è stata data centralità alla presentazione di un documento del sindacato tedesco DGB (Deutscher Gewerkschaftsbund Bundesvorstand) intitolato “un nuovo piano Marshall per l’Europa”. A presiedere i lavori della giornata è stato Mauro Beschi, coordinatore del Dipartimento Politiche economiche, che ha illustrato le ragioni del seminario e presentato i relatori.

La prima relazione è toccato a Roberto Romano, economista che collabora con la Cgil della Lombardia che ha tracciato un quadro del declino del sistema produttivo italiano, “Crisi di struttura e prospettive economiche. La crisi nella crisi dell’Italia” era appunto il titolo del suo contributo, che ha avuto il pregio della cruda chiarezza sin dalle prime battute, là dove parlava di vera e propria depressione e non più di recessione. Roberto Romano nella comparazione dei dati riguardante la crescita e gli investimenti negli ultimi cinque anni ha ricordato come: “tutti i Paesi hanno eroso una parte della propria struttura industriale, ma il meno 21 per cento dell’Italia non regge il confronto con nessun paese europeo. L’area euro tra il 2008 ed il 2012 ha contratto la propria produzione di 10 punti percentuali, mentre la Francia,altro grande ammalato dell’Europa, ha perso il 16%. Solo l’Italia ha compromesso così in profondità la sua struttura produttiva”. Il tasso di disoccupazione reale è pari al 22% sommando i disoccupati e gli inoccupati.

La seconda relazione del seminario è stata presentata da Mehrdad Payandeh, che ha illustrato la proposta del sindacato tedesco, il nuovo piano Marshall per l’Europa, evidenziando come anche in Germania vi sono state difficoltà maggiori di quanto si prevedeva e come non siano state sufficienti le scelte di chi cercava il rilancio dell’economia guardando ai mercati oltre l’Europa.

Il piano presentato dal sindacato DGB denuncia che “Il modo in cui la politica ha affrontato la crisi con appelli all’austerità’, tagli a salari, pensioni e tutele sociali ha ingenerato una spirale negativa. La recessione rischia di investire l’intero continente e di ripercuotersi persino sulla congiuntura mondiale”. Occorre quindi intraprendere un’inversione di rotta, gettare le basi per il futuro e stabilizzare la congiuntura. “L’Europa ha bisogno di un percorso di crescita e modernizzazione lungimirante che prepari il nostro continente al futuro, crei i posti di lavoro del 21° secolo e garantisca benessere per tutti. Ciò richiede investimenti nella produzione di energia sostenibile, nella riduzione dei consumi energetici, in settori industriali e servizi sostenibili, in istruzione e formazione, in ricerca e sviluppo, in infrastrutture di trasporto moderne, in città e comuni a basse emissioni e nell’efficienza delle pubbliche amministrazioni. E richiede anche l’equa partecipazione di tutti i membri della società ad un futuro migliore. La capacità dell’Europa di affrontare le sfide future impone di fare oggi investimenti per il futuro. L’Europa ha tutte le risorse necessarie: capitale umano, conoscenze, forza d’innovazione, capitale, infrastrutture moderne, istituzioni pubbliche e private funzionanti, poli industriali nonchè servizi di alto livello, un sistema di previdenza sociale, un mercato comune e una moneta unica. Questi sono i fattori che uniscono l’Europa. Dobbiamo unire queste forze e impiegarle per il rinnovamento della società”.

Il piano Marshall per l’Europa del DGB si presenta come un programma di investimento e rilancio decennale (dal 2013 al 2022) per tutti i 28 Paesi dell’UE.

Le proposte si basano sull’esperienza e tengono conto dei differenti contesti e delle diverse condizioni di partenza dei singoli Paesi partner europei. Viene proposto un mix di interventi istituzionali, investimenti pubblici diretti, sussidi d’investimento per le imprese e incentivi al consumo finalizzati alla stabilizzazione della congiuntura. Il piano Marshall può funzionare se applicato con respiro europeo, in tutta Europa, non solo in Germania. Il piano indica dove reperire le risorse, c’è bisogno di uno sforzo comune e di nuove istituzioni europee con fonti di finanziamento stabili e solide. Payandeh ha proseguito:”sono necessari 2600 miliardi per un decennio, quindi 260 miliardi l’anno di investimenti europei : occorrono 150 miliardi per la svolta energetica e per renderci indipendenti dalla gravosità delle importazioni energetiche. Occorrono anche servizi adeguati nel settore pubblico e in quelli privati, occorrono gestioni sostenibili dei servizi. Perciò ha indicato la misura del prelievo di un 3% del reddito per i patrimoni finanziari e immobiliari: nei 28 paesi europei il 3% di 8400 miliardi di ricchezze equivarrebbe appunto ai 260 miliardi annui indicati nel piano.

La responsabile delle politiche europee del DGB Gabriele Bischoff, ha esordito ricordando che ” siamo riusciti non farci dividere e come sindacato tedesco abbiamo avanzato la nostra proposta considerando la necessità di avere un contromodello rispetto alle politiche della Cancelliera Merkel. Non è un crisi di portata nazionale, è una crisi europea ed il piano Marschall puo’ essere un ombrello sotto il quale agire in modo adeguato. La cosa fondamentale è che vogliamo essere attivi e dobbiamo agire con l’obiettivo comune di creare posti di lavoro e dopo un processo di discussione che stiamo affrontando. Troviamo un progetto comune e questo aiuterà il DGB, la Cgil e altri sindacati. Dobbiamo imporci per riuscire ad avere una influenza sulla politica europea e avere una rotta diversa, anche alla luce delle ormai prossime elezioni europee.

Fausto Durante, responsabile del Segretariato Europa della Cgil nazionale ha ricordato come “le ricette ordinarie sono insufficienti rispetto alla straordinarietà della crisi” Da qui gli sforzi di vari sindacati europei di elaborare e presentare progetti come il piano per il lavoro, il piano Marshall o gli impegni avanzati dalle CCOO e da UGT della Spagna. Necessità comune tassare in modo severo le rendite e sviluppare la solidarietà tra i Paesi europei. “Nessuno si salva da solo” ha detto Durante, evidenziando che i posti di lavoro si creano con provvedimenti organici che tengano conto di tre fattori: ” la necessaria trasformazione, in senso ecologicamente sostenibile, della industria pesante; gli investimenti per la banda larga, per la creazione di sistemi interconnessi (ICT) ed il superamento del digital divide; lo sviluppo di iniziative sui temi dell’invecchiamento attivo e dei servizi alla persona, con la formazione delle professionalità per la cura della persona”.

Nel dibattito, molto ricco e articolato sono intervenuti economisti, sindacalisti, esperti: Paolo Borioni, Sergio Cesaratto, Silvano Andriani, Daniela Palma, Fausto Felli, Luca Fantacci, Salvatore Biasco, Simone Ombuen, Claudio Niesutta, Nicola Cacace, Michael Rudolph, Aldo Amoretti, Stefan Koerzel.

Le conclusioni sono state tratte da Danilo Barbi, segretario confederale nazionale della Cgil, che ha sottolineato come la novità della giornata seminariale fosse la proposta della DGB, un piano che è innanzitutto un fatto politico, una visione politica alternativa per la Germania e per l’intera Europa. “In quel piano – ha detto Barbi – c’è una idea diversa dello sviluppo della Germania e dell’Europa, una Germania che si candida a spingere verso l’integrazione europea. La struttura europea aveva delle contraddizioni macroeconomiche evidenti e a tutt’oggi penso che la crisi non sia finita e che l’economia non abbia risolto i suoi problemi. Il piano da questo punto di vista è una nuova idea di crescita che propone delle scelte per alcuni investimenti non in maniera indifferenziata. Quindi un problema di qualità, di selezione, di governo pubblico degli indirizzi di sviluppo, privilegiando settori economici che hanno anche un valore d’uso e che sono meno sostituibili dalla tecnologia,producono più consumi collettivi che personali.”

Il cuore è creare domanda, dice Barbi, migliorando l’offerta, quindi una politica economica che ha l’ambizione di modificare profondamente i meccanismi attuali. La forza del piano è di essere una proposta direttamente europea, con una base di solvibilità che verrebbe garantita da una patrimoniale straordinaria.

Quella di oggi, ha concuso Danilo Barbi, è stata una giornata utile “che ha messo in luce due elementi: l’insufficienza drammatica della sinistra e della sua proposta politica e quindi il bisogno di una proposta economica europea che non si limiti a criticare l’austerità (anche la Confederazione Europea dei Sindacati evidenzia queste carenze). Il secondo elemento emerso oggi è un obbiettivo: dare una scossa alla politica, anche in vista delle elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo del prossimo anno.