Formazione Terziaria professionalizzante ITS: I dati del monitoraggio nazionale 2017 e del contributo nazionale per l’esercizio finanziario 2017


Anche quest’anno il monitoraggio nazionale sul sistema di Istruzione Tecnica Superiore (ITS), curato da Indire per conto del MIUR (all.), descrive -sebbene l’elevato numero di soggetti formati  occupati (80%) e in un’ area coerente al percorso formativo concluso (88%)- un sistema di formazione terziaria professionalizzante ancora di nicchia e con declinazioni territoriali non omogenee. Le Fondazioni di partecipazione ITS presenti sul territorio sono 93 e sono suddivise nelle 6 aree tecnologiche derivanti dal vecchio programma Industria 2015 (DPCM gennaio 2008).
Attualmente gli iscritti sono 8.589 e 370 i percorsi attivi.  Si registra, dunque, un trend di crescita nel periodo 2015/2017: +36% di iscritti, +60,9% di diplomati, +62,9% di occupati in un’area di lavoro coerente, +47% di partecipazione delle imprese, un aumento di iscrizione ai corsi di tutti  i titoli di studio compreso i laureati, nonchè una diminuzione della percentuale dei ritirati.

Tramutare in proposte strategiche i risultati dei punti di forza e di debolezza (es. i meccanismi di premialità) emersi dall’azione di monitoraggio e valutazione dell’offerta ITS  per i possibili interventi di miglioramento del sistema (la qualità del sistema, in linea con il modello Eqavet, dovrebbe passare anche attraverso gli indicatori proposti dalla Raccomandazione Europea), dovrebbe quindi essere alla base dell’azione dei vari soggetti coinvolti che devono muoversi, ognuno per il proprio ambito di competenza, in maniera coordinata e condivisa.
Nel mondo della formazione per il lavoro uno dei problemi più significativi, per la programmazione formativa, consiste nelle metodologie per l’individuazione delle figure professionali necessarie allo sviluppo equilibrato dell’ambito/settore e le essenziali competenze che devono poi costituire oggetto dei percorsi formativi.
Nell’arco degli anni questo problema ha generato, come nel passato già segnalato anche dal Rapporto de Rita sul “Futuro della formazione in Italia”, un duplice posizionamento:
– una formazione per il lavoro spesso scollegata dalle effettive esigenze del mercato del lavoro, a volte fine a se stessa, autoreferenziale e generalizzata;
– un’attenzione dalla figura professionale nel suo complesso a singoli blocchi di competenze omogenee trasmessi in termini asettici e universali: è così che si sommano innumerevoli corsi di inglese e di informatica, anche nella formazione continua. E’ evidente che si tratta di conoscenze di indubbia utilità, ma se parliamo di formazione come “formazione per le professionalità nell’organizzazione del lavoro” bisognerebbe ragionare su come le competenze corsuali, reputate veramente importanti, siano riconosciute ed effettivamente valorizzate all’interno della specifica posizione lavorativa. Il tema chiama in causa una condivisione di metodologie e pratiche e la  costruzione di un linguaggio comune (ancora lontano da raggiungere)  tra i sistemi di istruzione e formazione e il mondo del lavoro per la certificazione delle competeze. Dai dati delle analisi dei diversi rapporti su formazione e occupabilità emerge come una minore attenzione alla qualificazione e valorizzazione delle risorse umane sia data dalle dimensioni aziendali: la richiesta di una cultura universitaria, ad esempio, aumenta in misura direttamente proporzionale alle dimensioni dell’impresa. Si può vedere, anche, che le imprese del Mezzogiorno, rispetto a quelle del resto d’Italia, conferiscono minore importanza al livello culturale degli assunti.
E’ partendo dall’analisi della rappresentazione analitica delle caratteristiche delle professioni e dei contenuti del lavoro e dall’aggiornamento periodico dei descrittori dei processi produttivi dei  settori economico-professionali, nonché dai fabbisogni espressi dalle imprese, dagli scenari di sviluppo e occupazione dei diversi settori economici  e dei mutamenti delle professioni, che si può produrre nuove conoscenze capaci di migliorare la competitività del Paese e andare verso una progressiva estensione dell’offerta formativa  e del  numero dei formati nella formazione terziaria professionalizzante. Nel nostro Paese dopo il diploma solo poco più della metà degli studenti continua gli studi ed il numero di laureati raggiunge solo il 25,3% che è la soglia minima posta dall’Unione Europea. Un sistema di formazione terziaria professionalizzante deve saper orientare all’innovazione e quindi avere uno sguardo internazionale ed una prospettiva di apprendimento permanente necessaria alla costruzione di un contesto ablitante per l’individuo.

Segnaliamo, inoltre, che l’ammontare del contributo del MIUR al sistema ITS per l’esercizio 2017  per i percorsi formativi realizzati è, anche quest’anno nonostante i pdiversi proclami di aumento delle risorse, in flessione negativa ed è pari a €12.821.219,00 (all.). La quota riservata alle azioni nazionali di sistema è di € 534.217,00.  La ripartizione  del contributo alle Fondazioni ITS avviene sulla base del 70%  e del 30% di premialità (all.) secondo l’Accordo in Conferenza Unificata del 17/12/2015, che recepisce quanto previsto dal comma 45 della 107/15.

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