Fondi Ue: Cgil, preoccupante ritardo nell’uso delle risorse europee – Il documento


I dati aggiornati della Commissione europea sull’uso dei fondi strutturali europei destano preoccupazione e smentiscono parzialmente l’ottimismo ostentato a riguardo dalle istituzioni. Sebbene vi siano stati indubbi passi avanti rispetto al ciclo 2007-2013 in termini soprattutto di capacità progettuale, il nostro Paese mostra ancora forti difficoltà di programmazione e di spesa delle ingenti risorse che abbiamo a disposizione. Se è vero infatti che a fine 2017 superiamo complessivamente il 40% di risorse assegnate, questo ci pone ben al di sotto della media dei paesi beneficiari, che supera il 50%. Ma la situazione appare grave soprattutto rispetto alle spese certificate, le uniche che conteranno per evitare il disimpegno di risorse a fine 2018, sulle quali ci attestiamo ad un misero 8%, ben ultimi in Europa.

Siamo il secondo Paese europeo per mole totale di risorse assegnate, primi per quanto concerne il Fondo Sociale e il fondo per lo Sviluppo Rurale ma il richiamo alle maggiori difficoltà connesse alla spesa di un quantitativo così alto di risorse, che pure spesso ascoltiamo a fini giustificatori, regge poco purtroppo: la Polonia, unico Paese che ci precede per quantità di risorse disponibili, ne ha assegnate e certificate più dell’Italia sia in termini assoluti che percentuali. La Germania e la Francia, pur avendo un po’ meno risorse complessive, ne hanno però certificate finora di più in termini assoluti e il doppio a livello percentuale (rispettivamente 19% e 16%). E questi sono dati aggregati, il ritardo si fa ancora più serio se prendiamo in considerazione singoli fondi, in particolare quello per lo sviluppo rurale e il Fondo sociale. È evidente insomma la contraddizione che viviamo; abbiamo a disposizione molte risorse a causa della condizione di arretratezza del nostro Mezzogiorno e delle particolari strutture economiche e sociali del Paese, ma ancora non sviluppiamo adeguatamente la capacità di sfruttarle. Come denunciamo da tempo, parte rilevante del problema risiede nella frammentazione istituzionale e nell’incapacità amministrativa di spesa e anche per questo riteniamo indispensabile intervenire sul ricambio generazionale e sulla formazione di una pubblica amministrazione congelata da troppi anni. Affianco a ciò, crediamo sia fondamentale fornire alle amministrazioni nuovi strumenti di assistenza e supporto, soprattutto alle più piccole come i comuni, rafforzare il ruolo dell’agenzia per la Coesione rendendola effettivamente capace di operare nei territori al di fuori di una funzione quasi esclusivamente di coordinamento burocratico ed usare bene le risorse per il rafforzamento amministrativo e l’assistenza tecnica che ad oggi, per ulteriore paradosso, usiamo poco oppure vengono orientate verso l’esterno, senza possibilità di internalizzarle stabilmente.

Le risorse della programmazione europea, unite al cofinanziamento nazionale, possono rappresentare un fondamentale volano di sviluppo per il Paese ed in particolare per il Mezzogiorno, per questo è davvero inaccettabile che si rischi di perderle o di spenderle male, a maggior ragione visto che la discussione in corso sul prossimo ciclo di programmazione mette in discussione l’obbiettivo della coesione. Serve uno sforzo di responsabilità collettiva delle istituzioni di tutti i livelli e della politica, che esuli dai cicli elettorali, per scongiurare un grave arretramento del Paese e garantire un impiego efficace ed efficiente di questa straordinaria risorsa per lo sviluppo.