Fisco: incontro del laboratorio sull’Irpef


Nuovo incontro per il laboratorio delle politiche fiscali della Cgil. Dopo gli appuntamenti dedicati al tema dell’evasione fiscale, il 7 luglio il sindacato è tornato a confrontarsi con esperti in materia fiscale sulla questione Irpef, l’Imposta sul reddito delle persone fisiche. Una discussione che, come anticipato nell’apertura dei lavori da Cristian Perniciano responsabile delle politiche fiscali della Cgil nazionale, “è resa ancor più attuale dai propositi di intervento del governo nella prossima legge di Stabilità dai tavoli aperti con le parti sociali e che vuole essere finalizzata, insieme ai successivi incontri, ad analizzare le criticità dell’imposta ed elaborare proposte per renderla più giusta e progressiva”.

Dal problema dell’evasione, alla fuga dalla progressività di alcuni redditi (capitale, fabbricati…), al peso iniquo delle aliquote, all’aumento della complessità delle regole, alla base del calcolo dell’imposta, alle funzioni extrafiscali ascritte all’Irpef. Questi sono solo alcuni dei nodi critici emersi dal dibatto al quale hanno partecipato, individuando anche elementi propositivi: Lelio Violetti, Stefania Trombetti, Vincenzo Visco, Oreste Saccone, Paolo Liberati, Ruggero Paladini, Antonio Pellegrino, Bruno Bises.

Un’analisi comparativa del nostro sistema fiscale con quello degli altri stati europei, supportata da dati interessanti, è stata illustrata da Lelio Violetti di Fiscoequo (relazione introduttiva) nella sua relazione introduttiva: un lavoratore dipendente singolo con un reddito di 40 mila euro paga di Irpef 1.428 euro in più dell’omologo spagnolo; 5.553 euro di quello francese; 6.688 euro di quello inglese e 6.855 euro di quello americano. Mentre una famiglia italiana con un reddito complessivo di 30 mila euro e con tre figli a carico paga di Irpef 728 euro di più dell’omologa famiglia spagnola; 1.728 euro di quella inglese; 4.623 euro di quella francese e 5.153 euro di quella americana. La relazione si è inoltre soffermata sulle criticità dell’imposta, proponendo spunti per superarle.

Tra le principali carenze della nostra Irpef è stato più volte ricordato, nei vari interventi, come il peso delle aliquote gravi in particolare sui redditi medi, tra i 20 e i 50 mila euro, e come questa imposta non sia uno strumento adeguato a salvaguardare gli incapienti e le famiglie, poiché, come spiegato, non protegge omogeneamente i redditi più bassi e le numerose agevolazioni riguardano spesso il sostegno e l’assistenza sociale, quindi il welfare, e non il fisco. Altro tema affrontato è stato quello della complessità normativa raggiunta dall’Imposta sul reddito delle persone fisiche, che ha reso sempre più indispensabile il ricorso all’intermediazione, come quella che viene fornita ogni anno dai Caaf Cgil. Inserita in un tale livello di complessità, anche la dichiarazione precompilata nella gran parte dei casi ha avuto la necessità di assistenza.

A fronte di queste criticità, che rendono il nostro sistema fiscale iniquo e incredibilmente complesso, sono state esposte alcune indicazioni di cambiamento, tra le quali: la necessità di introdurre misure che aumentino l’adesione spontanea; far rientrare nel sistema di welfare, con trasferimenti diretti in denaro, tutte le agevolazioni fiscali di sua pertinenza (istruzione, asili nido, assistenza ai disabili), visto anche che molte agevolazioni finiscono per essere utilizzate in misura maggiore dai redditi più alti, riducendo ulteriormente la progressività effettiva del sistema; inserire nell’ambito della progressività alcune tipologie di reddito, anche ipotizzando l’istituzione di una imposta patrimoniale (che sarà il tema di un successivo appuntamento del Laboratorio); per la semplificazione, per il riordino del sostegno alla famiglia in particolare per gli incapienti e per evitare il fenomeno delle aliquote marginali elevate sugli aumenti salariali, è stata indicata come utile punto di partenza della discussione la proposta formulata per il Nens da Fernando Di Nicola e Ruggero Paladini. E’ evidente che una volta che le politiche sociali venissero separate dall’Irpef, il tema dell’incapienza sarebbe effettivamente ridimensionato, e cesserebbero i casi di contribuenti che di fatto sono “troppo poveri per percepire un aiuto”.

Interessante riflessione è emersa in controtendenza rispetto alla generale volontà di aumentare la progressività elevando le aliquote superiori quando si è provato ad analizzare quali siano i redditi elevati ai fini Irpef; è infatti vero che questi siano molto spesso in capo a dipendenti dalle alte qualifiche, o comunque a quanti hanno redditi tracciabili, e che invece la gran parte degli evasori fiscali si collochino nella fascia di contribuenti più a basso reddito. Questo, senza inficiare la correttezza, anche al dettato costituzionale, dell’aumento della progressività dell’imposta, rende tuttavia ancor più necessaria una lotta per l’emersione dell’evasione fiscale, non solo, quindi, per motivi di finanza pubblica, ma anche per evitare che una riforma anche giusta finisca per punire gli onesti (benché benestanti) e favorire i soliti evasori.

A questo proposito è intervenuto in conclusione dell’iniziativa il segretario confederale della Cgil, Danilo Barbi il quale ha  inoltre dichiarato: “la semplificazione della compilazione dei 730 è indispensabile. La mostruosa complessità deriva da come si sono accumulate negli anni le varie norme”.
Per il segretario confederale, la semplificazione è “socialmente rilevante” perché, ha spiegato, “oltre a ridurre le evidenti difficoltà, genera un risparmio di reddito che può fare la differenza nei consumi”. La soluzione, secondo il dirigente sindacale, risiede nell’elaborazione di un “vero precompilato. La mission del sindacato – ha ricordato Barbi – è quella di fornire i lavoratori degli strumenti giusti”. La proposta di dichiarazione da parte dell’Agenzia delle Entrate “deve puntare poi a tutti i contribuenti, anche autonomi ed imprese, attraverso la tracciabilità dei flussi”.
La posizione del Segretario in merito all’inclusione nell’Irpef dei redditi che ad oggi non ne sono inseriti è che il principio debba essere la progressività; se ci sono motivazioni ragionevoli per escludere alcuni redditi da una imposta personale onnicomprensiva, questo non esclude un intervento che aumenti comunque la progressività delle imposte diverse dall’Irpef.
Infine, ha spiegato Barbi che il mini-ciclo di appuntamenti del Laboratorio della Politiche Fiscali (che saranno 4, su Irpef, Tassazione delle Imprese, imposte indirette, Imposte sul patrimonio) è stato lanciato perché la Cgil vuole pensare ad una sua proposta strutturata e complessiva in tema di fiscalità, così come è stato già fatto al termine dei precedenti incontri sull’evasione con la formulazione di una piattaforma contenente le 25 proposte della Cgil sull’evasione.