Femminicidi. Le donne dicono basta e pretendono che Governo, Stato garantiscano adeguatamente la vita delle donne, come detta Convenzione Istanbul


Roma, 29 dic – “E’ intollerabile la strage di donne quotidiana, implacabile, una guerra senza tregua e senza un contrasto efficace. Sei donne in questo fine anno sono state uccise da mariti, compagni o ex, da Giarre a Bolzano. Tre nella sola giornata del 23 dicembre, l’anti-vigilia di Natale, altre tre nelle ultime 48 ore. Tutte vittime di una violenza maschile trasversale che non conosce distinzione di classe sociale o economica e che coinvolge i minori. Per non parlare delle aggressioni gravissime in famiglia”.

E’ quanto si legge in un appello congiunto di Cgil, Cisl, Uil, Dire (Donne in rete contro la violenza), Udi, Associazione Nazionale Telefono Rosa.

”Tutte queste morti – prosegue – manifestazione estrema di un problema strutturale che richiede un intervento sistemico prioritario nell’agenda di governo, sono  la dimostrazione che non si fa abbastanza, che si sottovaluta la pericolosità della violenza maschile, la gravità delle condotte, tradotte spesso in sentenze con attenuanti insopportabili e pene irrisorie. Troppe minacce e denunce vengono sottovalutate, archiviate, ricondotte a liti tra coppie che si separano. Con la complicità dei media, che si ostinano a usare vecchi stereotipi come il “raptus” o la “gelosia”.

“In Italia – si legge ancora – non esiste ancora un Osservatorio nazionale sulla violenza sulle donne, un sistema di rilevazione delle donne che si rivolgono ai servizi sanitari (consultori, pronto soccorso, strutture ospedaliere, ecc.) e sociali , a causa di situazioni di violenza.
Troppo superficiale l’attenzione politica dello stato. Troppo esigui i fondi destinati ai centri antiviolenza, erogati con ritardo a livello centrale e regionale, con criteri di assegnazione scarsamente trasparenti, e troppo elevato il rischio che le scarse risorse disponibili finiscano a realtà senza esperienza e competenza specialistica, mettendo a rischio la qualità degli interventi e con essi, l’indispensabile attività di prevenzione.”
“La violenza maschile si combatte con  la prevenzione, l’attenzione delle forze dell’ordine ai reati sentinella, con una struttura dello stato capace di intervenire subito e in modo adeguato, con l’educazione nelle scuole, promuovendo una radicale trasformazione culturale che riequilibri le dimensioni di potere tra i generi, che preveda misure concrete di prevenzione e contrasto degli agiti violenti, che consenta alle donne di uscire dalle relazioni pericolose, e di riconquistare libertà ed autodeterminazione, superando le disparità di genere nel mercato del lavoro, che rendono le donne fragili economicamente e socialmente, impedendo loro di difendere se stesse e i propri figli.
Temi ed azioni di cui non c’è traccia nella manovra di bilancio, nessuna misura per l’occupazione femminile e per combattere la disparità salariale.”

“Le donne – conclude l’appello – dicono basta e pretendono che il Governo, lo Stato italiano, garantiscano adeguatamente la vita delle donne, come detta la Conenzione di Istanbul”.