Energia: CGIL, strategia europea 2020-2030 e sfida epocale


Come coniugare sviluppo industriale e tutela ambientale? A questa domanda si è cercato di rispondere quest’oggi nel corso della conferenza pubblica sui temi energetici, che si è svolta presso la sede della CGIL Nazionale a Roma. L’iniziativa presieduta da Fabrizio Solari, Segretario Confederale della CGIL, è stata introdotta da Antonio Filippi, responsabile Politiche energetiche CGIL, e coordinata da Antonio Jr Ruggiero, giornalista quotidiano Energia – GIE. Hanno partecipano al dibattito Claudio De Vincenti, Vice Ministro Sviluppo Economico, Simone Mori Dir. Regolatorio Innovazione Ambiente ENEL Spa, Emilio Miceli Segretario Generale FILCTEM CGIL, Giulia Barbucci, Segretariato Europa CGIL e Vittorio Cogliati Dezza presidente Legambiente. Il dibattito è stato concluso dal Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso.

Un appuntamento che si è svolto all’inizio del semestre europeo a guida italiana perché la CGIL “ritiene vitale per il futuro dell’Europa e dell’Italia in particolare, affrontare la delicata questione energetica e il conseguente sviluppo industriale, tenendo conto che il nostro Paese è il secondo produttore manifatturiero nella UE. Solo favorendo lo sviluppo industriale si può alzare il livello di vita per tutti i cittadini europei e del resto del mondo”, ha detto Antonio Filippi, introducendo i lavori. La nuova strategia energetica europea al 2030 contenuta nel pacchetto clima-energia propone nuovi obiettivi con target più alti rispetto al 2020: il 40% in meno delle immissioni di gas serra, il 30% di rinnovabili e il 40% di efficienza. Una tabella di marcia che a lungo termine porterà al 2050 con target di 85-90% dell’energia che dovrà essere decarbonizzata.

Proprio su questi importanti temi “l’Europa – ha proseguito Filippi – deve trovare un accordo mondiale entro il 2015 alla conferenza di Parigi sulla riduzione globale delle emissioni di gas serra per garantire un’equa competizione internazionale per le nostre imprese, altrimenti destinate a soccombere con effetti disastrosi nell’occupazione”. L’obiettivo UE al 2020 del 20% del Pil da manifatturiero, ha avvertito Filippi “è condivisibile, ma per raggiungerlo è necessario che le politiche per la sostenibilità ambientale, non si trasformino in fenomeni di delocalizzazioni industriali”. Per questo è necessario un “accordo internazionale che garantisca equità nel rispetto ambientale”.

La scelta strategica della ‘transizione’ dal carbonio al gas “va mantenuta inalterata, ma messa in sicurezza. Bisogna evitare di rimanere vittime di ricatti politici e commerciali diversificando le forniture, mantenendo i rapporti con partner affidabili e promuovendo legami con nuovi paesi”. Per farlo è necessario potenziare le infrastrutture (Gnl, Hub del gas, Tap, ecc) e realizzare un vero mercato interno europeo attraverso politiche di risparmio ed efficienza energetica.

Le fonti rinnovabili, l’efficienza e il risparmio energetico, “sono asset strategici per l’Italia – ha spiegato Filippi -, non solo per il raggiungimento degli obiettivi europei al 2030, ma anche dal punto di vista del contenimento della spesa energetica, della competitività del sistema industriale e per la crescita dell’occupazione”. Per garantire flessibilità e sicurezza al sistema energetico italiano, la fase di transizione dal carbonio “va gestita con equilibrio e gradualità, altrimenti potremmo riscontrare enormi difficoltà economiche-occupazionali”. Quella che l’Europa e l’Italia deve affrontare è “una sfida epocale e nessuno potrà sottrarsi” ha concluso Filippi.

“Siamo in una fase importante in cui l’Europa deve decidere se cambiare il passo o no. Se si prosegue con l’idea di non investire sulla creazione di lavoro e sul fare investimenti sarà molto difficile raggiungere gli obiettivi dettati dalla strategia 2020-2030”, così Susanna Camusso nel suo intervento, “non ci può essere un totale divario tra gli slogan e la pratica”. Per il Segretario Generale della CGIL c’è bisogno di un cambio di mentalità: “l’Italia, che rimane il secondo Paese manifatturiero in Europa ha perso un quarto della capacità produttiva nei 6 anni di crisi, la certezza  – ha detto – è che siamo molto lontani dall’ipotetico 20% del Pil”. Se non si vuole continuare ad andare nel senso opposto “è fondamentale puntare sugli investimenti e sulla salvaguardia di settori strategici come quello dell’industria energivora”. Il nostro Paese ha bisogno di una politica industriale che metta a disposizione le risorse, perchè il futuro dell’Europa non è solo nell’incremento delle esportazioni, ma anche nella qualità del suo mercato interno”, ha concluso.

Allegati:

Relazione conferenza energia 17.07.2014.pdf