Eenergia: nel termoelettrico a rischio migliaia di posti di lavoro


Si è tenuto giovedì 18 dicembre us presso il ministero dello sviluppo economico, alla presenza del Vice Ministro De Vincenti, l’incontro per analizzare la crisi del settore termoelettrico. Presenti le imprese, le associazioni del settore, i sindacati di categoria e confederali.

È stato presentato uno studio commissionato dal Mise effettuato dalla società Ricerche Servizi Energetici, che proietta la situazione del settore energetico in Italia fino al 2030, dove viene messo in evidenza che i consumi elettrici al 2014 sono uguali a quelli del 2002, siamo tornati indietro quindi di 12 anni. Che si registra una overcapacity di oltre 50 GW rispetto alla copertura dei fabbisogni attuali. Che i margini netti oramai di pochi euro al Mwh non coprono più ne i costi fissi e ne la remunerazione del capitale investito.

Con questi dati l’intero settore termoelettrico è drammaticamente a rischio, con chiusure di centrali già annunciate, ridimensionamenti di produzione, con pesanti ricadute sul piano occupazionale sia diretto sia dell’indotto.

Per affrontare tale situazione il sindacato ha proposto un vero piano di emergenza per gestire la difficile fase e si è ipotizzata l’idea di una “cabina di regia” che ponga al centro strumenti di solidarietà, di reimpiego all’interno del settore energetico, di nuova formazione professionale inclusiva nei settori emergenti.

Il Vice Ministro De Vincenti si è mostrato sensibile alla richieste sindacali, ha chiesto il contributo delle imprese per comprendere meglio le pesanti ripercussioni e cercare di ridisegnare dal 2015 lo scenario, che pur immaginando una riduzione programmata della capacità di produzione, dovrà introdurre elementi di indirizzo di come far rinascere il mercato dell’elettricità ora in forte depressione.

Sullo sfondo di tutto ciò, oltre alla grave crisi della produzione industriale a causa della lunga fase di crisi economica, svetta il cambio di paradigma del sistema energetico, con i nuovi target effettuati dall’Unione Europea verso le energie rinnovabili, alla riduzione del CO2, all’efficienza e al risparmio energetico.

Una sfida epocale che non può essere occultata, ma occorre saperla governare con strumenti normativi e politiche di nuova programmazione industriale, che però ad oggi ancora non si intravedono. È necessario intervenire tempestivamente, altrimenti interi pezzi di produzione manifatturiera potrebbero pagarne pesantemente il conto con tagli pesanti sui livelli occupazionali.

 Si è fissato una nuova riunione per il 20 gennaio 2015.