E’ un grave errore non ratificare il Global Compact for Migration


Il Governo Italiano ha deciso di non andare in Marocco il 10 e 11 dicembre, dove si è riunita la grande maggioranza degli Stati componenti le Nazioni Unite per adottare il Global Compact for Migration, mostrando chiaramente la propria avversità a sottoscrivere un accordo internazionale non vincolante che, nonostante i suoi limiti e carenze, rappresenta un passo in avanti nelle politiche e nella gestione dei flussi migratori.

In effetti l’Esecutivo ha appena varato e fatto approvare dal Parlamento la legge 132/2018 (detta legge sicurezza) le cui disposizioni sono l’esatto opposto di quanto proposto dalle Nazioni Unite: ha infatti abolito la protezione umanitaria, tagliato i fondi all’accoglienza ed all’integrazione dei migranti, proponendo misure discriminatorie anche degli stranieri regolari residenti. Gli effetti sono già sotto gli occhi di tutti, con decine di migliaia di persone escluse dall’accoglienza ed abbandonate in strada, con un forte aumento dell’insicurezza per tutti i cittadini. La legge inoltre contiene molti elementi di dubbia costituzionalità (come ad esempio due livelli di cittadinanza, per italiani e stranieri e la sospensione della domanda di asilo anche prima della condanna per un supposto reato).
Tutti contenuti in contrasto con gli obiettivi e le proposte delle Nazioni Unite. In questo modo l’Italia si isola ancor di più dal contesto internazionale, con leggi destinate a provocare profonde lacerazioni nella convivenza civile.

Il Global Compact è il primo accordo globale tra gli stati membri delle Nazioni Unite orientato a costruire un approccio integrale e comune alla migrazione internazionale, rispettando la sovranità degli Stati, ma rafforzando l’impegno dei singoli stati e delle agenzie internazionali del sistema ONU, ad una più efficace cooperazione per eliminare le cause che determinano le migrazioni forzate. Indica analisi e proposte globali per una governance delle migrazioni dentro criteri e politiche che garantiscano i diritti umani fondamentali e la non discriminazione delle persone che migrano, in un sistema di regolarità e di sicurezza.
Un percorso che va nella direzione giusta, ma che certamente dovrà comprendere una maggiore capacità di risposte a tutte le differenti situazioni e condizioni in cui si trovano i migranti, come pure un maggiore riconoscimento della centralità del lavoro dignitoso e delle convenzioni dell’OIL, ed il rispetto del principio di non-respingimento.
Nonostante ciò, mentre ci opponiamo alla legge 132 contro la quale chiamamo la società civile alla mobilitazione – invitiamo il parlamento italiano ad un voto favorevole alla ratifica del Global Compact for Migration, per non fermare questo percorso di governo globale e di riconoscimento dei diritti universali per ogni donna ed ogni uomo.