Documento CGIL – FAND – FISH su sostegno alle persone con disabilita e alla loro piena integrazione attraverso leggi regionali sul lavoro innovative e solidali


Fin dalla sua comparsa in quello che sarebbe divenuto il Decreto legislativo 276 la Cgil con la Fand e la Fish contestarono la normativa contenuta nell’articolo 14 del decreto citato perché fuori dall’ambito della delega contenuta nella legge 30/03. Ne fanno fede le posizioni espresse in occasione delle audizioni parlamentari e i numerosi comunicati congiunti e distinti della Cgil, così come di Fand e Fish.
Aldilà dello strappo operato dal governo e dalla maggioranza, che hanno forzato l’ambito della delega, quello che si contestava nel merito delle nuove disposizioni era la facoltà per l’impresa, di sgravarsi dalle assunzioni obbligatorie conferendo adeguata mole di commesse alle cooperative sociali, che sarebbero state loro ad assumere il disabile. Ci era sembrata e ci sembra una norma che ci allontana dall’Unione Europea, vogliamo qui ricordare la direttiva della U.E. precisamente la direttiva n. 78/2000 contro la discriminazione delle persone con disabilità.
In uno sforzo importante di sintesi unitaria, fu raggiunto, dopo l’entrata in vigore del decreto, un orientamento comune di Cgil, Cisl, Uil nazionali che puntava a limitare al massimo la possibile efficacia del disposto dell’articolo 14, limitandola al 20% della quota di assunzioni obbligatorie. Era per noi evidente, tuttavia, che l’intesa non avrebbe mai potuto annullare la nostra contrarietà all’esenzione dell’impresa del suo dovere di integrazione della persona con disabilità al termine della convenzione con la cooperativa sociale.
A distanza di oltre un anno dall’entrata in vigore del decreto legislativo 276, e mentre la Corte Costituzionale sta vagliando le eccezioni di incostituzionalità di numerose disposizioni di quel decreto sono in avanzata fase di elaborazione molte bozze di leggi regionali.
Vogliamo dire con chiarezza che il nostro giudizio, pur con la necessaria attenzione ai contesti locali, non potrà prescindere dal modo con cui le istituzioni legiferanti affronteranno il problema dello sbocco finale e del destino della persona disabile: non potrà avere il consenso della Cgil della Fand e della Fish una normativa, anche migliorativa, ma che si limitasse a delimitare l’ampiezza del ricorso alle convenzioni, ma nulla dicesse sul futuro dei disabili. Le alternative sono semplici da indicare: al termine del periodo della convenzione o il disabile trova la sua collocazione all’interno dell’impresa che ha provveduto al conferimento di commesse, oppure, a sua scelta, resta in organico nella cooperativa, ma senza più  solvere al ruolo di copertura di quota di assunzioni obbligatorie dell’impresa fino a quel momento conferente.
E’ una norma semplice e lineare, che ci auguriamo inclusa in ogni disposizione regionale, anche se non ne vediamo traccia significativa nelle bozze in circolazione: serve a dire che il conferimento di commesse può essere uno strumento temporaneo per favorire l’inclusione dei disabili, ma che la strada maestra resta quella indicata dalla legge 68/99.