Diritti per l’identita di genere


La dura corsa a ostacoli riservata alle persone transessuali ha radici in tutto ciò che ormai da secoli contribuisce a far marcire una pigra e ottusa società: pregiudizio, scarsa cultura, isteriche smanie di conservazione, soprattutto diffusa, inesorabile e colpevole ignoranza. Ancora oggi una condizione umana pienamente individuata e vissuta, riconosciuta dalla cultura, dall’ordinamento, dal diritto e anche dalla scienza e dalla medicina ufficiali viene profondamente travisata e avvelenata da equivoci e da impropri intenti moralistici: le persone transessuali, costrette in una sorta di maledetta zona d’ombra, finiscono per scontare più di altri il dramma di una perenne inadeguatezza generale e proprio sulla loro pelle si accanisce la vuota supponenza arrogante di media banali, superficiali e drogati di sensazionalismo, succubi di una cieca e sterile fretta fagocitatrice.

Lo viviamo anche in questi giorni, dopo l’approvazione da parte della Camera dei Deputati di un piccolo e per certi aspetti abbastanza insignificante emendamento che pone a carico dello Stato la spesa per gli atti giudiziari nei procedimenti di identificazione di stato civile, una manciata di inutili, stupidi bolli in meno che ha fatto esplodere una giostra di balordaggini e scurrilità: già faticavamo a farci illusioni, ma abbiamo potuto scoprire così che persino per i grandi quotidiani, nonché per certi parlamentari della nostra repubblica, la riattribuzione dell’identità di genere viene incredibilmente ancora oggi ricondotta agli esotici lidi di Casablanca e alla grottesca volgarità di tante luride storielle da trivio.

Per tante ragioni quindi, forse ancor prima dei necessari e urgenti nuovi dispositivi di legge, è decisivo porre in atto un processo di conoscenza, in modo da far crescere il mondo civile e fare la nostra parte in un progetto complessivo di convivenza non omologante, rispettosa e libera tale da permettere a tutti e a tutte, quindi anche alle persone transessuali, di affermare se stessi, se stesse, senza estenuanti condizionamenti.

Questo metodo di asserzione, di conoscenza e di sostegno della dimensione transessuale e di divulgazione del pensiero transgender è quanto mi aspetto sia l’asse portante della nuova Commissione “Diritti per l’identità di genere”, organo di consulenza e di informazione ministeriale, voluta da Katia Belillo, Ministra per le Pari Opportunità. Mi aspetto vale a dire un luogo di confronto e di impegno, dove accanto alla richiesta di provvedimenti mirati, urgenti e specifici, come circolari ministeriali che definiscano norme certe, si possa finalmente trovare la strada e le risorse per una grande campagna di visibilità e di formazione-informazione che apra spazio alla complessa situazione transessuale.

Bisognerà ricominciare, come abbiamo fatto in questi anni, altre mille volte da zero: partire dalle scuole, entrare nei corsi di formazione per gli operatori del servizio pubblico, delle forze dell’ordine, degli addetti ai tanti sportelli, degli operatori carcerari e del servizio sanitario nazionale… Bisognerà che finalmente le famiglie abbiano un servizio di assistenza e che siano incoraggiate le scelte di auto-organizzazione, rari luoghi dove è stato possibile sino ad oggi che le persone transessuali si incontrassero, si parlassero, ricercassero insieme autostima.

Non sappiamo, nessuno di noi può sapere, quanto tempo di vita potrà avere questa commissione. Per il cosi’ detto mondo civile che condivide i grandi temi dell’autonomia, del progresso e della laicità dello Stato in prima linea con le persone GLBT, la trascorsa non è stata certo una legislatura in cui riconoscersi. Tuttavia proprio il World Pride aveva finalmente dato modo a una parte della sinistra di alzare la testa e differenziarsi dalla brodaglia partitica di incerto colore di cui si avvertono quotidianamente i rantoli: speriamo, lavoreremo e ci saremo perché almeno questa Commissione sia testimonianza, resti come una delle ben rare promesse mantenute di quella straordinaria giornata di orgoglio civile e politico che e’ stata l’8 luglio 2000.

Maria Gigliola Toniollo

Roma, 6 dicembre 2000