Diritti globali: presentato il 15° Rapporto sui Diritti Globali

Camusso, in Italia 20% ha 70% ricchezza


É stato presentato quest’oggi, 27 novembre, il 15° Rapporto sui Diritti Globali (edito Ediesse), ideato e realizzato dal 2003 dalla Associazione SocietàINformazione ONLUS, e promosso dalla CGIL nazionale, con l’adesione delle maggiori associazioni impegnate a vario titolo sui grandi temi trattati nel Rapporto.

‘Apocalisse umanitaria’ è il titolo dell’edizione di quest’anno la cui prefazione è stata affidata al segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

“Oggi in Italia – scrive Camusso – il 20% più ricco della popolazione detiene quasi il 70% della ricchezza nazionale, mentre l’indice di Gini, che misura espressamente le diseguaglianze, dal 1990 a oggi registra un costante aumento, grazie a politiche, basate soprattutto su bonus e provvedimenti spot di cui hanno beneficiato indistintamente fasce alte e basse della popolazione, che hanno premiato le rendite e penalizzato il lavoro”.

“Sono ormai 12 milioni gli italiani che rinunciano a curarsi per motivi economici – afferma Camusso, riprendendo alcuni dati riportati nel dossier -. La disoccupazione continua a registrare dati allarmanti, soprattutto nelle fasce piu’ giovani e tra le donne, mentre le politiche di contenimento della spesa hanno impoverito i servizi, il welfare, la sanita’, la cura e la manutenzione dei territori, la logistica, il settore dei trasporti pubblici”.

“Si investe poco nell’istruzione; ancora meno – aggiunge – su università e corsi post diploma” e “il risultato è un Paese immobile con un insufficiente numero di laureati, spesso inoccupati, sottoccupati”. E aumentano i “lavoratori poveri, on demand, senza contratti, Diritti, ferie, congedi”, “le intermediazioni del lavoro via app – sottolinea Camusso parlando di quella che nel rapporto viene trattata come ‘gig economy’ – nelle quali e’ un algoritmo a decidere retribuzioni e destino dei lavoratori impiegati”.

È questo, dice, “il clima delle nuove sfide” per il sindacato: “Riportare i Diritti nel lavoro, dare voce e rappresentanza anche a quelle categorie”, e “ripristinare il giusto riconoscimento dei tempi di vita, delle fatiche, delle condizioni familiari gravose, quelle che convivono con la non autosufficienza; fare in modo che la scuola e l’universita’ tornino a essere ascensore sociale e non luoghi insicuri”.