Direttiva condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione Europea – Un primo commento


La Commissione europea ha presentato il 21 dicembre 2017 una proposta di Direttiva relativa a “condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili nell’Unione Europea” (COM(2017)797), nel quadro del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali.

Il 15 novembre 2018 è stata approvata dal Parlamento Europeo la risoluzione legislativa sulla proposta di Direttiva in oggetto, con mandato alla Commissione EMPL per lo svolgimento del “Trilogo” con Commissione e Consiglio UE. La versione del testo legislativo emendata dal PE andava nella giusta direzione, accogliendo numerosi emendamenti supportati dal movimento sindacale europeo e dalla CGIL.

Il 7 febbraio 2019 è stato raggiunto un accordo tra la presidenza rumena del Consiglio UE e il Parlamento Europeo.

Il Parlamento ha approvato il 16 aprile u.s. la proposta di Direttiva. Ora spetta al Consiglio l’approvazione finale. Dopo la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale UE, gli Stati membri avranno a disposizione tre anni di tempo per l’attuazione a livello nazionale.

Riteniamo che, nel complesso, il testo della nuova Direttiva rappresenti un passo in avanti per il consolidamento, in tutti gli Stati membri, di standard minimi di trattamento.

Ciò premesso, restano alcuni punti critici che il percorso parlamentare non ha risolto.

–         Permane la possibilità, per gli Stati, di escludere alcuni lavoratori dall’ambito di applicazione della Direttiva (ad es., coloro che lavorano fino a 3 ore alla settimana, i dipendenti pubblici);

–         La nuova Direttiva si applica poi ai soli lavoratori subordinati;

–         Anziché utilizzare la tecnica della responsabilità solidale (ben nota all’ordinamento italiano), la Direttiva permette di imputare gli obblighi di informazione a soggetti diversi dal datore di lavoro, con il rischio di deresponsabilizzazione di quest’ultimo;

–         Il contenuto dell’obbligo di informazione rimane lacunoso. Non si prevede, ad es., l’obbligo di comunicare ai lavoratori tramite piattaforma digitale il funzionamento dell’algoritmo e del sistema di rating. Non sono poi disciplinati obblighi di informazione specifichi per i lavoratori impegnati nell’ambito di appalti, pubblici o privati;

–         Si permette di derogare all’obbligo di informazione nei confronti dei lavoratori in distacco transnazionale, quando questo ha durata inferiore a 4 settimane;

–         Gli Stati possono consentire a un contratto collettivo di qualunque livello, siglato da qualunque sindacato e associazione datoriale, di derogare agli standard minimi fissati dalla Direttiva.

Il seminario, già convocato per giovedì 6 giugno 2019 su tutti gli atti UE di attuazione del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali, sarà l’occasione per ulteriori valutazioni e approfondimenti.

Pubblichiamo da subito un primo commento della nuova Direttiva a cura di Andrea Allamprese e Silvia Borelli.

Nota_CGIL_su_Direttiva_condizioni_di_lavoro_trasparenti_2.5.2019

Allegato_1_TPWC_Directive_text_adopted_EP_16.04.2019