|
|
|
CGIL: lettera aperta alle donne di CISL e UIL
|
|
Lettera che le Segretarie Confederali Susanna Camusso, Vera Lamonica, Morena Piccinini e Nicoletta Rocchi hanno inviato alle Segretarie Confederali della CISL, Annamaria Furlan e Liliana Ocmin, e alla Segretaria Confederale UIL Nirvana Nisi
|
21/07/2009
| Previdenza
Condividi su:
Care amiche,
ci rivolgiamo a voi perché pensiamo che il dibattito che si è riaperto in materia pensionistica necessiti di un rinnovato protagonismo delle donne e della riproposizione di elaborazioni comuni che anche recentemente abbiamo condiviso in modo unitario.
L’obiettivo della parità, anche riguardo l’età pensionabile, è il nostro terreno di azione principale, e per realizzarlo siamo noi ad incalzare le istituzioni italiane ed europee, non certo il contrario.
Ma quell’obiettivo non può essere realizzato con atti coercitivi che creano nuove e maggiori disparità non solo tra uomini e donne ma anche tra le stesse donne, nonché tra le lavoratrici del settore pubblico e del settore privato, dopo che per anni ci siamo battute per poter realizzare regole omogenee per i diversi settori produttivi .
Allo stesso modo, è evidente che quanto proposto alle parti sociali non si configura neppure come un nuovo patto solidale tra generazioni (ossia tra gli attuali pensionandi e i giovani inseriti in un sistema pensionistico che si prospetta molto avaro verso di loro) perché l’ulteriore irrigidimento delle condizioni di uscita per tutti, uomini e donne, non comporta assolutamente alcun beneficio sulle generazioni colpite da basse retribuzioni, precarietà e discontinuità nel lavoro.
Pensiamo che il modo migliore per realizzare effettivamente la parità di trattamento tra uomini e donne, tra i diversi settori e tra generazioni, sia tornare alla flessibilità dell’età della pensione secondo lo spirito della riforma Dini, oggi più attuale che mai, proprio in relazione all’evolvere del mercato del lavoro, dei diversi settori produttivi e delle esigenze individuali.
Ripristinare questa possibilità consentirebbe di realizzare anche spazi –per uomini e donne- di responsabilità individuale e di libertà di decidere rispetto alle proprie convenienze, necessità, possibilità e, perché no, desideri e aspirazioni.
Allo stesso tempo, risulta indispensabile riproporre il senso e lo spirito di quanto previsto dalla legge di recepimento del protocollo del 23 luglio 2007 in materia di riconoscimento dei lavori usuranti e di verifica del sistema contributivo nel suo complesso.
Riteniamo, inoltre, che non sia corretto distrarre i risparmi previdenziali realizzati in questi anni verso altri capitoli, fossero anche ascrivibili in senso lato all’ambito del sociale, dal momento che sono ancora tanti gli interventi che necessitano per realizzare la effettiva parità previdenziale delle donne, dal riconoscimento del lavoro di cura, al riconoscimento pieno del valore sociale della maternità, per non parlare della esigenza di ridurre i danni pensionistici determinati dal lavoro part-time o da alcune attività lavorative a prevalente occupazione femminile.
Pensiamo, infine, che sia fuorviante concentrare l’attenzione solo su quale parità al momento del pensionamento se non si pone l’esigenza di realizzare, prima e non dopo, vere politiche di pari opportunità nell’accesso al lavoro, nella permanenza al lavoro, nello sviluppo della carriera, per non parlare della gamma dei servizi sociali indispensabili per permettere ad ogni donna e ad ogni uomo di poter condividere e conciliare i tempi di vita e i tempi di lavoro.
Care amiche, abbiamo ricordato temi frutto di elaborazione comune perché per noi sono ancora valori da riaffermare.
La nostra speranza è che possano essere riproposti anche in modo unitario per rapportarci alle decisioni assunte dal governo, peraltro per decreto legge, e assumere le iniziative opportune a tutti i livelli.
Susanna Camusso, Vera Lamonica, Morena Piccinini, Nicoletta Rocchi
|
|
Allegati:
Lettera aperta alle donne di CISL e UIL.pdf
|
|
[Previdenza]
[Previdenza pubblica]
|
|
|
 |
 |
 |
 |
 |
 |
|
 |
 |
 |
|