Crisi: CGIL, indispensabile vera riforma strutturale della finanza


La Cgil prosegue la riflessione sulla crisi economica, questa volta lo fa con un convegno dal titolo ‘Riformare il capitalismo finanziario’ che si è tenuto questa mattina presso la sede della CGIL Nazionale, in Corso d’Italia 25, a Roma. Ha presieduto i lavori Mauro Beschi della CGIL nazionale, la relazione introduttiva è stata affidata a Danilo Barbi, Segretario Confederale della CGIL. Hanno portato il loro contributo Andrea Baranes ‘La finanza casinò contro l’economia reale’; Nicola Cicala ‘La riforma del sistema bancario’; Marcello Minenna ‘Finanziarizzazione e debito in Europa’ e Luca Fantacci ‘Un’altra finanza è possibile?’. Il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso ha concluso i lavori.

La situazione economica italiana ed europea si va aggravando a causa di politiche economiche incapaci di invertire il segno della crisi. La CGIL, come ricordato da Mauro Beschi, Coordinatore dell’Area Politiche di Sviluppo della CGIL Nazionale è tra i pochi che in questi anni ha denunciato per tempo i rischi delle politiche di austerità, proponendone il superamento con il suo ‘Piano del lavoro’, e segnalando, già dalla primavera scorsa, come il rischio deflazione dell’economia (e non solo in Italia) possa approfondire la recessione in una stagnazione di lungo periodo.

Dinanzi ad una crisi globale di “struttura”, una crisi di “domanda e di sovrapproduzione”, una crisi di un “sistema e di un modello di produzione e consumo, di redistribuzione e di uso delle materie prime e dei beni naturali” è indispensabile “una vera riforma strutturale: quella della finanza”. Così il Segretario Confederale della CGIL, Danilo Barbi intervenendo al convegno.

Il dirigente sindacale, dopo aver ripercorso i tratti salienti della crisi globale che “non ha trovato un sentiero di nuova e diversa crescita”, ma “ha solo accresciuto le tensioni geo-politiche e commerciali”, evidenziando una “bolla nelle grandi borse”, si è soffermato sulla necessità di una linea espansiva che sappia “curare” secondo Barbi “non solo i fallimenti dell’austerità, ma anche le sue disastrose conseguenze”. Come indicato dal dirigente sindacale le vie da seguire sono: l’aumento degli investimenti pubblici europei nei settori innovativi e nei bisogni sociali; la creazione di occupazione e non la svalutazione del lavoro; la programmazione di una crescita controllata dell’inflazione (come cura del debito pubblico) attraverso l’acquisto di titoli pubblici da parte della BCE. Inoltre, Barbi sottolinea come nel Paese ci sia un evidente “problema politico, un problema di comprensione e di analisi della natura della crisi”, una sottovalutazione, a partire dal Governo del rischio rappresentato dalla deflazione. Per Barbi “è veramente soprendente che il Governo definisca una legge di stabilità che programma la riduzione della spesa e degli investimenti pubblici, sperando in un aumento degli investimenti privati finanziati da riduzioni fiscali a pioggia, proprio in una situazione di deflazione”.

Infine, Barbi ha ribadito “abbiamo bisogno di un riformismo forte, assertivo, che indichi l’obiettivo della riforma del capitalismo finanziario, del capitalismo patrimoniale del XXI secolo. Riproponendo l’obiettivo di risocializzare il mercato e di ripristinare il controllo della democrazia sulla circolazione dei capitali. Riformare il potere della finanza, cambiarne il ruolo riportandolo al servizio dell’economia reale, è una vera riforma di struttura ed è necessaria per uscire dalla crisi”. “Se non si assumerà questa prospettiva – ha concluso Barbi –  si continuerà a svalutare il lavoro e a flessibilizzare il mercato del lavoro, magari arrivando a dire che i privilegiati sono i lavoratori delle medie e grandi imprese che possono ricorrere a un giudice contro un licenziamento illegittimo. In questa situazione il sindacato generale non può che avere, anche, il ruolo di organizzare le domande alla politica”.

Il convegno è stato concluso dall’intervento del Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso la quale è tornata a richiamare l’Europa alle sue responsabilità: “l’Europa è sempre più il problema dell’economia mondiale”, il suo contributo alla crescita del mondo è sempre più limitato e contemporaneamente pretende che il resto del mondo finanzi la sua debole crescita, concentrata quasi esclusivamente sulle esportazioni. Oggi, secondo la leader della CGIL, sono due i poteri a determinare l’economica, indipendentemente dalla politiche nazionali, e sono: le grandi multinazionali e la finanza. Per questo Camusso avverte: “bisogna intervenire a partire dall’Europa, non possiamo far decidere le regole del gioco alle multinazionali e alle grandi finanze”.

Per Camusso “il modello finanziario ed economico non è indifferente al modello sociale che si sceglie di riprodurre in Europa”. Un modello sociale che dipende da “quale idea hai di redistruibuzione della ricchezza”. Rimettere in moto l’Italia e l’Europa, ha concluso Camusso significa innanzitutto “ridefinire le politiche sulla redistribuzione della ricchezza e creare investimenti per generare lavoro”.

Allegati:

Relazione Barbi 30.10.2014.pdf