Cos’è il progetto lavoro 4.0

Due domande per partire:

  1. viviamo una fase di semplice sviluppo e diffusione di tecnologie già mature o invece sta cambiando il modo di produrre?

  2. Siamo di fronte allo sviluppo della tecnologia digitale e all’esplosione della connettività (ICT) che pervade l’industria ed i servizi o si può parlare di un POSSIBILE/PROBABILE CAMBIO DI PARADIGMA?

I diversi programmi di Industria 4.0 nascono come risposta all’esigenza di maggior efficienza e competitività della produzione industriale, ma comportano alcune azioni di grande rilevanza, soprattutto:

  • si modifica la “composizione organica” del capitale, il minor peso relativo della componete costo del lavoro determina il superamento della tendenza a scegliere la delocalizzazione verso aree a basso controllo sociale come unica misura per realizzare maggiore competitività.

  • Conseguentemente si rende possibile una riconsiderazione della ineluttabilità della precedente tendenza alla specializzazione duale del Mondo (non più software in USA e hardware in CINA e la CINA come manifattura del Mondo)

  • Esplode la centralità della efficienza logistica nei processi produttivi anche su scala locale e non solo nella direttrice est-ovest.

  • La qualità della conoscenza e la formazione continua diventano elementi strategici per lo sviluppo e la crescita.

  • Conseguentemente si prefigura una rinnovata vitalità potenziale delle aree di più antico sviluppo industriale e sociale.

  • Rallenta la globaliazzazione asimmetrica e diseguale.

Il processo non è solo ipotetico o annunciato: sono già valutabili alcuni effetti:

  • la fuga di capitali dai “Paesi emergenti” continua anche nel 2017 dopo che il saldo negativo del 2015 e 2016 è stato pari a 1350 miliardi di dollari.

  • Il rallentamento della dinamica del commercio mondiale provoca scompensi, come il clamoroso fallimento della Hanjin, terzo operatore dello shipping mondiale.

  • E’ in atto la riconsiderazione della corsa al gigantismo navale che avrebbe dovuto popolare le rotte EST-OVEST del Mondo.

  • Ecc.

Per contro il solo “Impatto a bassa intensità” dell’innovazione tecnologica realizzata tra il 1987 e il 2017 negli USA (che rappresentano da soli il 25% dei brevetti mondiali) permette oggi di produrre l’85% in più con il 33% di occupati in meno.

Starne fuori è possibile?

Si, ma solo se si accetta idea della decrescita più o meno felice.

Tuttavia:

  • il processo sarà graduale, non on/off

  • non si fermerà all’industria, già riguarda la logistica e, in parte, i servizi, il terziario, il commercio, la P.A., la finanza, etc…

  • Per determinarne la velocità e la pregnanza della sua diffusione sarà fondamentale la qualità presente delle infrastrutture materiali (in primis le reti di nuova generazione) e immateriali (alfabetizzazione digitale, big data, informatizzazione P.A. ecc)

APPARE COMUNQUE EVIDENTE CHE UN TALE PROCESSO E’ POTENZIALMENTE IN GRADO DI CAMBIARE IL MODO DI VIVERE DELLE PERSONE.

Il campo di indagine è straordinariamente ampio e certo comporta rischi di DISPERSIONE.

E’ obbligatorio, per noi, focalizzarsi sul LAVORO, ma per farlo occorre partire dalla reale conoscenza dei fenomeni.

Il metodo che ci proponiamo:

PRIMA FASE (in atto)

Si tratta di accettare un punto di osservazione non molto diffuso nella attuale normalità dei comportamenti: serve non fermarsi a pensare all’oggi ma provare ad immaginare la realtà del 2030 (è meno lontano di quanto non possa apparire).

Noi stessi siamo “portatori sani di strabismo”, sappiamo tutto dei punti di crisi e pochissimo della innovazione che pure esiste anche nel nostro Paese.

Correggere con metodo questo strabismo è punto di partenza essenziale.

Ci proponiamo quindi di prendere in esame alcuni settori in una dimensione verticale, a titolo semplificativo:

  • INDUSTRIA

  • LOGISTICA

  • FORMAZIONE E CONOSCENZA

  • SERVIZI PUBBLICI E PRIVATI (compresa P.A., terzo settore e commercio)

  • FINANZA

Per OGNUNO di questi settori dovremo affiancare una griglia orizzontale di dati con i seguenti criteri di ricerca:

  • DOVE SIAMO (lo stadio di sviluppo nel nostro Paese)

  • DOVE SONO GLI ALTRI (uno sguardo al resto del mondo)

  • COME SAREMO (la nostra traiettoria al 2030 senza interventi)

  • COME VORREMO ESSERE (la nostra idea di futuro possibile)

Acquisiti e sistematizzati questi elementi di conoscenza occorrerà determinare un campione di aziende/imprese rappresentative dei processi di innovazione di tutti i settori sulle quali esercitare un monitoraggio nel tempo, cercando quindi di cogliere non solo l’istantanea dello stadio di innovazione conseguito, ma la traiettoria futura, i problemi che nascono ei processi di adattamento che ne derivano. Insomma un film al posto della foto.

Per provare a svolgere questa mole di lavoro in tempi non infiniti è necessario avvalersi di tutte le competenze interne alla nostra organizzazione, occorre garantire la circolarità delle esperienze e delle conoscenze dei territori e delle categorie, e servirà di nuovo sapersi aprire alle competenze esterne, al mondo dell’università e della ricerca, al sapere diffuso del nostro Paese. Per questo motivo stiamo portando avanti una serie di incontri con le nostre strutture finalizzati ad avviare concretamente il coinvolgimento e la mobilitazione delle energie e delle competenze presenti nel centro confederale, nelle categorie nazionali e nei territori. A questo lavoro si affiancherà uno sforzo per guardare oltre il nostro cortile, principalmente affidato a l’implementazione della piattaforma informatica “IDEA DIFFUSA”.

Ovviamente ogni stato di avanzamento del lavoro (oltre che i report finali), saranno oggetto di confronto, di diffusione e di condivisione con l’insieme dell’Organizzazione.

SECONDA FASE (alla ripresa dopo pausa estiva)

Dopo la fase ricognitiva servirà di nuovo focalizzarci sul lavoro, sui rischi e le opportunità che possono derivare da quest’insieme di cambiamenti.

Gli assi da privilegiare saranno ancora il PIANO del LAVORO e LA CARTA dei DIRITTI UNIVERSALI del LAVORO.

Servirà immaginare come ridisegnare alcuni capitoli come:

  • QUALE RUOLO REGOLATORE POTRA’ ANCORA ESSERE ESERCITATO DAI GOVERNI NAZIONALI E DALLA POLITICA SULL’ECONOMIA

  • QUALE SPAZIO DI INTERVENTO POTRA’ AVERE IL LAVORO NELLE GRANDI SCELTE STRATEGICHE DELLE IMPRESE

  • QUALE RISPOSTA POSSIBILE AGLI SQUILIBRI OCCUPAZIONALI CHE SI DETERMINERANNO (A REGIME E NEL TRANSITORIO)

  • QUALE POLITICA DEGLI ORARI NELL’ACCEZIONE PIU AMPIA, NON SOLO ORARI SETTIMANALI O GIORNALIERI, MA QUANTO TEMPO DELLA VITA DEDICATO AL LAVORO, QUANTO ALLO STUDIO E QUANTO AL SODDISFACIMENTO DELLE PROPRIE ASPIRAZIONI.

  • QUALI AMMORTIZZATORI/POLITICHE ATTIVE OCCORRERA’ COSTRUIRE

  • QUALE WELFARE UNIVERSALE E QUALI I CANALI DEL SUO FINANZIAMENTO

  • QUALE RUOLO DEL WELFARE INTEGRATIVO DI ORIGINE CONTRATTUALE

  • QUALE SISTEMA DI ISTRUZIONE E QUALE DIRITTO ALLA FORMAZIONE CONTINUA CHE PRESERVI IL DIRITTO ALLE OPPORTUNITA’

  • QUALE TUTELA COLLETTIVA PER UN MONDO DEL LAVORO CHE SARA’ ANCORA PIU’ POLARIZZATO TRA LE SUE CONDIZIONI ESTREME DI ALTA PROFESSIONALITA’ DA UN LATO E IL LAVORO A BASSO VALORE AGGIUNTO FORTEMENTE INTERCAMBIABILE E QUINDI RICATTABILE DALL’ALTRO.

  • QUALE RAPPRESENTANZA CONFEDERALE POSSIBILE E QUALE CONTRATTAZIONE UNITARIA.

  • QUALI NUOVI DIRITTI/DOVERI E QUALI I NUOVI BISOGNI DA SODDISFARE

A questi titoli (e forse non solo a questi) occorrerà dare uno svolgimento, formulare ipotesi, proposte, suggerimenti da consegnare alla discussione dell’Organizzazione sino a determinare le scelte conseguenti nelle sedi deputate.

I tempi previsti sono per la PRIMA FASE da oggi alla pausa estiva. A seguire, nell’autunno 2017, la SECONDA FASE, in modo da rispettare i tempi necessari per un approfondimento collettivo che la Confederazione vorrà decidere.

Roma, 31 Marzo 2017                                             

                                                                                    Fabrizio Solari

Cos’è il Progetto Lavoro 4.0 (Apri e stampa pdf)

CONTINUA A LEGGERE