Contrattazione: CGIL, bisogna avere il coraggio di formulare una proposta di riforma


Regole, non deroghe. Innovazione, non conservazione. Per difendere i contratti nazionali e in generale la contrattazione, è necessario avere il coraggio di elaborare una proposta di riforma, capace di scombinare le carte. Il conflitto non si può considerare come risolutivo. “Il conflitto da solo – spiega il Segretario generale della CGIL, Guglielmo Epifani – non ci porta da nessuna parte. Il conflitto deve essere il sostegno della proposta”.

È stata questa la traccia di discussione che ha animato il seminario di due giorni a Todi dei quadri della CGIL (una novantina di dirigenti nazionali, regionali e delle camere del lavoro metropolitane e di categoria). Discussione delicata e coraggiosa perché il gruppo dirigente sembra intenzionato a prendersi la responsabilità di una proposta innovativa sul modello contrattuale in un momento politico molto difficile e in una fase di totale rottura. Con il seminario si riapre una discussione sulle regole, i modelli, il rapporto tra contrattazione nazionale e contrattazione di secondo livello. Due gli obiettivi espliciti: da una parte rilanciare la contrattazione in un contesto che sembra spingere inesorabilmente verso l’individualizzazione dei rapporti di lavoro; dall’altra ripensare le forme e gli ambiti della contrattazione stessa (anche quella di secondo livello) per tentare di includere larghe fasce del mondo del lavoro. “Dobbiamo parlare a tutti coloro a cui oggi non parliamo”, ha detto la Vicesegretaria Generale della CGIL, Susanna Camusso nella sua relazione introduttiva, che volutamente è rimasta aperta al dibattito, ma che ha già anticipato alcune innovazioni. Il fatto principale con cui fare i conti è la grandissima disuguaglianza e dispersione del mondo del lavoro. Non serve andare in Cina. L’esercito di riserva sta già qui da noi.

A Todi sono stati abbozzati temi che porteranno la CGIL a decidere, presumibilmente in un prossimo Comitato direttivo, anche se il percorso è ancora tutto da definire: la proposta potrebbe essere sottoposta al voto di tutti i direttivi confederali con il massimo coinvolgimento di tutti i livelli dell’organizzazione, prima di arrivare al voto definitivo nazionale. Si ripensano ruolo e ambiti del contratto nazionale, visto come una cornice con cui definire i diritti inesigibili e i rapporti tra i livelli di contrattazione. Contratti più “leggeri”, ma soprattutto meno numerosi. Razionalizzazione e accorpamento, insieme all'”inclusione”. Il tutto alla vigilia della presentazione delle proposte sugli ammortizzatori sociali, la legge sulla rappresentanza e la democrazia e il fisco. Oltre al trasferimento alla contrattazione di secondo livello di materie precise (inquadramento, contrattazione della produttività, formazione), la CGIL ribadisce l’importanza della contrattazione sociale e avvia una riflessione sulla bilateralità, vista non come alternativa alla contrattazione e al Welfare, ma come uno sviluppo e una integrazione della contrattazione medesima, di cui – in fondo – è figlia.


CONTINUA A LEGGERE