Considerazioni della Cgil sulla riforma della Cooperazione allo Sviluppo


In attesa che il Senato approvi in via definitiva la nuova Legge sulla Cooperazione allo Sviluppo, presumibilmente nel testo modificato approvato dalla Camera dei Deputati lo scorso 17 luglio, le principali reti delle Ong, altre organizzazioni della società civile e soggetti politici che hanno seguito l’iter della legge hanno, in generale, salutato con favore l’approvazione del testo.

Dopo tanti anni, abbiamo di fronte una legge certamente più adeguata ai tempi e uno strumento che può far sperare di scongiurare il declino definitivo della cooperazione pubblica in Italia.

La legge, insieme a diversi limiti, ha molti aspetti positivi: nel complesso costituisce una importante innovazione, anche per il riconoscimento del ruolo della società civile e della pluralità dei soggetti insiti nel “sistema” della cooperazione italiana.

C’è sicuramente uno sforzo per integrare positivamente le politiche di cooperazione allo sviluppo e la politica estera italiana e di dare all’insieme degli interventi pubblici una maggiore coerenza, anche se l’inadeguatezza delle risorse, da un lato, e l’eccessiva enfasi su ruolo del settore privato profit, nella legge e nelle concrete politiche di questo governo, dall’altro, non consentono una piena fiducia sull’effettivo dispiegamento di obiettivi condivisibili, pur enunciati.

Come spesso accade nel processo legislativo, inoltre, sarà importante la normativa regolamentare derivata, dalla quale possono discendere ulteriori elementi positivi o negativi.

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