Commissione parlamentare di inchiesta sulle periferie: indirizzi e proposte


La Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, dopo aver svolto audizioni nell’arco di un anno di attività, che hanno visto la partecipazione anche la CGIL nazionale, è pervenuta a una prima fase conclusiva, presentando alcune linee evolutive, indirizzi e proposte.
E’ condivisibile prioritariamente quanto rilevato dalla Commissione ed evidenziato anche dalla CGIL in audizione: per intervenire efficacemente sulle periferie e sulle città non ci si può limitare ad azioni episodiche, ma è necessario un grande progetto nazionale i cui risvolti non si limitino al miglioramento delle condizioni sociali e ambientali, ma possano costituire anche un meccanismo di sviluppo economico e occupazionale sostenibile.
La CGIL ha infatti sottolineato in audizione come, contrariamente alla frammentarietà dei programmi finora messi in campo, carenti di una strategia nazionale, un piano per le periferie, con programmazione pluriennale e finanziamenti costanti, integrazione di risorse ordinarie e straordinarie, azioni di sistema che coinvolgano più ambiti ed attori, rappresenti l’unico strumento in grado di affrontare la problematica che coinvolge molti centri urbani, in linea con la contrattazione per lo sviluppo all’insegna del Piano del lavoro della CGIL, indirizzando le risorse, pubbliche e private, verso l’innovazione e i beni comuni.

Alcun proposte in particolare, individuate nella relazione conclusiva della Commissione, sono in linea con le proposte della CGIL. Si pone tuttavia la necessità che queste possano essere approfondite, con una continuità di interesse a livello centrale e trovando adeguato spazio nei programmi di governo del nostro Paese:
■ individuare una responsabilità univoca a livello governativo con il compito di coordinare la politica per le città e di definire l’Agenda urbana nazionale, rispetto ai diversi compiti e ruoli istituzionali oggi frammentati in molteplici competenze, anche in coerenza con la più ampia esigenza di coordinamento interistituzionale e di integrazione intersettoriale richiamato nell’Agenda urbana europea
■ realizzare un programma di interventi consistente, di durata pluriennale (da sei a dieci anni), in grado di definire settori specifici e aree urbane prioritarie dove realizzare organici progetti di rigenerazione urbana, individuando un meccanismo di finanziamento continuativo in cui un ruolo fondamentale possono giocare le risorse comunitarie nelle varie forme esistenti delle politiche regionali e di coesione e dei fondi riconducibili alla finanza europea strutturata.
■ attuare una strategia di rigenerazione urbana non solo una urbanistica e riferita solo alla parte fisica della città, ma anche come progetto di inclusione sociale e sviluppo economico che, utilizzando strumenti diversificati in funzione della specificità dei contesti e dei relativi livelli di marginalità, prefiguri un nuovo assetto decentrato della struttura urbana: policentrica sostenibile e accessibile, finalizzata al raggiungimento di un’integrazione tra città abusiva e città pianificata e alla introduzione di una “mixité” di funzioni e residenza più conseguente alle attuali forme di funzionamento e fruizione dei contesti urbani, attuabile solo attraverso una organica riforma della legislazione urbanistica nazionale e una nuova legge sul governo del territorio.
■ determinare una nuova capacità di spesa pubblica per interventi di rigenerazione urbana, finanziata con modalità ordinarie e con un gettito costante, introducendo norme chiare e mirate a una ridistribuzione sociale della rendita, che tocchino anche aspetti di riforma della fiscalità generale, fornendo un quadro di indirizzi di riferimento per gli enti regionali, che parametri la riscossione degli oneri in funzione delle diverse modalità di trasformazione urbana, e di una maggiore redistribuzione della rendita, garantendo così le necessarie risorse pubbliche per la rigenerazione delle città.
■ affrontare il tema del fabbisogno abitativo attraverso la definizione di un programma, sia per l’edilizia residenziale pubblica che sociale, prevedendo nuovi e regolari finanziamenti, esplorando anche modalità innovative di finanziamento (come la raccolta di risparmio in fondi immobiliari, orientati esclusivamente a operazioni di rinnovo urbano e residenziale), attraverso una politica sostenibile e coesiva, anche allo scopo di generare nuove forme di investimento sociale, un’imprenditorialità innovativa e più equità sociale, necessario motore della riqualificazione e messa in sicurezza delle periferie urbane.
■ formulare una nuova legge quadro che fornisca riferimenti validi sull’intero territorio nazionale alle Aziende Casa e che definisca criteri omogenei su alcuni decisivi parametri, definirne un ruolo diverso che consenta di recuperare efficienza dal punto di vista amministrativo e finanziario, unitamente a misure che contrastino le occupazioni abusive ed alla riattivazione di canali stabili e continui di finanziamento a garanzia di interventi manutentivi ordinari e straordinari del patrimonio.
■ formulare una normativa statale per l’edilizia residenziale sociale che si esprima, in merito alle modalità di selezione e ai requisiti dell’utenza, e che definisca criteri per relazionare il valore dei canoni in rapporto ai benefici concessi all’operatore.
■ affrontare il tema riguardante la qualità del patrimonio edilizio, anche attraverso programmi integrati che possano comprendere interventi di demolizione e ricostruzione di complessi esistenti, privi di sicurezza sismica, energivori, inadeguati da un punto di vista delle performance residenziali, scarsamente dotati dal punto di vista dell’efficienza ambientale, con insufficiente presenza di spazi pubblici e servizi di quartiere e anche con elevati livelli di degrado fisico, che rendono sgradevole la stessa vita comunitaria.
■ attuare politiche per la sicurezza attraverso varie forme di intervento, tra le quali uno strumento di governance a livello locale, che dovrebbe trovare la sua specifica competenza territoriale nell’ambito comunale, in modo da valorizzare l’indispensabile rapporto di prossimità con i cittadini e il collegamento delle aree degradate con l’intero tessuto urbano (Comitato metropolitano previsto dalla legge 48/2017), che potrebbe definire specifici patti di sicurezza, prevedendo l’azione congiunta degli attori operanti a vario titolo nelle aree degradate, sia per mettere in atto specifiche azioni, che per promuovere interventi delle varie istituzioni pubbliche e soggetti rappresentativi del territorio.
■ porre un’attenzione particolare all’infrastrutturazione sociale per aumentare le opportunità per i soggetti più deboli, non solo attraverso investimenti in opere ma, soprattutto, con la realizzazione di servizi, sperimentazione di azioni immateriali, sostegno a progetti di inclusione sociale, di produzione culturale, di nuovo welfare.
■ contrastare la scomparsa di attività di economia legale, in molti casi sostituite da attività economiche illegali e, spesso, illecite, attraverso l’individuazione di modi e forme che possano sostenere la ripresa dell’economia urbana, sia in termini di forme di ripristino della legalità, al fine di consentire l’avvio di attività di impresa in quartieri che oggi sono problematici, sia sotto il profilo di forme di sostegno e incentivo per nuove attività economiche commerciali e artigianali.
■ rafforzare le comunità periferiche e le identità urbane e metropolitane, attraverso una adeguata attività di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini.