CGIL, un grande Piano del lavoro per dare risposte concrete al dramma della disoccupazione


“E’ la terza occasione in cui si discute solo sulle conseguenze della finanziaria del 2011. Temo una scelta di galleggiamento che sarà solo la ripetizione delle leggi precedenti. Ma con il galleggiamento non si va da nessuna parte. Serve una svolta nelle politiche e un cambiamento dei paradigmi”. Lo ha detto oggi, riferendosi alla prossima Legge di stabilità, il Segretario Generale della CGIL, Susanna Camusso, che ha partecipato al convegno sul Piano del lavoro.  “Vogliamo una politica di restituzione ai lavoratori – ha detto la leader CGIL – che sostenga l’occupazione e sono necessari pochi  interventi mirati”. Si deve insomma ribaltare la logica politica che ha portato allo stato attuale dell’economia e che ha eroso il lavoro.

Un grande Piano del lavoro che possa dare risposte concrete al dramma della disoccupazione, che in Italia ha ormai raggiunto quota 12% (40% per i giovani). E’ stato questo il tema del convegno organizzato oggi (19 settembre) dalla CGIL nazionale e al quale hanno partecipato economisti e studiosi, tra i quali Emiliano Brancaccio, Pier Luigi Ciocca, Laura Pennacchi, Gustavo Piga e Vincenzo Visco. Le conclusioni sono state affidate al segretario generale della Cgil, Susanna Camusso.

“Produzione di lavoro a mezzo di lavoro” il titolo che è stato scelto per la discussione parafrasando un famoso testo di Piero Sraffa, (Produzione di merci a mezzo merci) e facendo riferimento ai più importanti studi economici mondiali a partire da quello dell’Organizzazione internazionale del Lavoro (Oil o Ilo a seconda della lettura) la quale sostiene che nel prossimo decennio sarebbero necessari 600 milioni di posti di lavoro per riportare la disoccupazione ai livelli pre-crisi e assorbire la nuova offerta di lavoro nel mondo.

Siamo ormai in una situazione limite, sull’orlo di una vera e propria “catastrofe del lavoro”, ha detto nella sua relazione introduttiva Danilo Barbi, segretario confederale della Cgil con delega alle politiche economiche. Quello che la Cgil chiede con forza ormai da tempo è appunto una svolta di politica economica, sia in Italia, che in Europa, “senza la quale non ci sarà una crescita significativa dell’occupazione, specie di quella giovanile”. La svolta deve riguardare prima di tutto l’Italia, ma ovviamente anche l’Europa intera e su questo sono state avanzate proposte molto concrete elaborate sulla base di un’analisi molto approfondita dell’attuale fase che le economie mondiali stanno attraversando.

“Nel Libro Bianco con cui abbiamo affiancato il Piano del Lavoro – ha detto Barbi – il Cer, in diverse simulazioni macroeconometriche, già stimava che la politica che potrebbe avere il massimo impatto, sia a breve che a lungo termine, per la crescita dell’occupazione, fosse quella della diretta creazione di lavoro”. I programmi di creazione di lavoro possono essere facilmente utilizzabili per una politica di sostegno  a nuovi settori economici (bioagricoltura e bioedilizia, tanto per fare due esempi) che possono stimolare sia un terziario più avanzato che una nuova manifattura, in un grande progetto neoindustriale.

Dove trovare i soldi per realizzare tutto ciò? In particolare sul reperimento delle risorse nazionali “abbiamo già detto nel Piano del Lavoro – ha ricordato Barbi – dovrebbe essere istituita, poi, una Agenzia nazionale, composta da personale comandato da altre amministrazioni pubbliche, che gestisca direttamente i finanziamenti. Per avviare progetti triennali e quinquennali (perché collegati ai tempi di realizzazione) di lavoro utile socialmente (riservati agli under 35, alle donne soprattutto dove è bassa l’occupazione femminile e a disoccupati di lungo periodo). E’ necessario insomma intervenire subito e bene (vedi tutte le proposte nella relazione di Barbi che pubblichiamo in allegato) affinché il problema della disoccupazione non si trasformi in un problema di democrazia. Un lavoro di cittadinanza, dunque, che per la Cgil è sempre preferibile ad un “reddito di cittadinanza”.

Dopo gli interventi degli ospiti (che sono stati stimolanti e appassionati, dote rara di questi tempi), il Segretario Generale, Susanna Camusso, ha tirato le fila del dibattito individuando i punti principali su cui il sindacato ha intenzione di muoversi. Tra questi la constatazione che non basta l’attività e la reazione alla crisi delle piccole e medie imprese. L’Italia non si può permettere la scomparsa della grande impresa. Ci vuole quindi un nuovo grande intervento pubblico che non ripercorra le strade del passato e che sappia essere innovativo. Sia per la politica industriale, sia per il welfare, è necessario poi cambiare la mentalità. Invece di mettere i cerotti, arrivare sempre dopo, si tratta di concentrare gli investimenti nella qualità della spesa. Ma il nodo vero, dal punto di vista più generale, è quello di far tornare a governare la politica nelle scelte da fare. Oggi invece le politiche vanno a rimorchio delle decisioni della Ragioneria dello Stato. Ma è anche chiaro che a questo cambio di passo si deve affiancare la fine della corruzione e della irresponsabilità. Non esiste poi una politica efficace che non abbia una dimensione europea e per questo saranno decisivi anche i prossimi appuntamenti del sindacato europeo, la CES. L’urgenza di cambiare le politiche e cominciare a dare risposte ai tanti problemi sul tappeto è forte a cominciare appunto dalle scelte politiche sulla Legge di stabilità. Si dovrebbe far pagare di più chi in questi anni ha guadagnato di più. E concentrare le risorse su un grande Piano del lavoro.

Allegati:

Relazione Barbi 19.09.2013.pdf