Cgil, superare forma di sfruttamento legale degli avvocati


Come già deciso nella scorsa riunione, la Consulta delle professioni della Cgil nazionale sta discutendo con le associazioni forensi una proposta che affronti il problema degli avvocati che, pur iscritti all’albo e formalmente autonomi, finiscono per lavorare in gran parte, quando non del tutto, per un unico studio, a volte lo stesso studio presso cui hanno svolto anche la pratica professionale.

Cercare di superare questa forma di sfruttamento legale è un compito molto complesso, in quanto la semplice abrogazione dell’incompatibilità dell’attività di avvocato con ogni attività subordinata (art. 18 L. 247/12) porta con sé una serie di nodi da sciogliere, che stiamo cercando di affrontare attraverso il confronto con le associazioni dei diretti interessati. Sorgono infatti criticità, ad esempio, in merito all’albo di iscrizione, al versamento previdenziale, alla esclusività dell’attività e alla conseguente impossibilità di attività privata in concorrenza con lo studio, alla verifica e alla responsabilità delle cause patrocinate.

Non riteniamo tuttavia insuperabili tali problematiche, e crediamo che le necessità che abbiamo ascoltato emergere dal mondo dei professionisti dell’avvocatura renda necessario prevedere la possibilità di una qualche forma di dipendenza/subordinazione tra avvocati, perché aumentino i diritti, si stabiliscano chiaramente le diverse possibilità di svolgere l’attività, e perché l’autorganizzazione del professionista avvocato rimanga una scelta e non un obbligo (formale) utile a giustificare una dipendenza di fatto.

Nel mese di settembre continueremo il confronto con le associazioni, con l’obiettivo di lanciare un progetto di legge che speriamo raccolga il più vasto consenso tra i lavoratori interessati, e l’attenzione della politica.