Cgil, aumentare i salari e creare lavoro per contrastare disuguaglianze di mercato


“La simulazione Istat sugli effetti dell’intervento pubblico sulla riduzione della disuguaglianza dimostrano che fisco e welfare possono fare molto, anche se mai quanto gli investimenti pubblici e la contrattazione. Difatti, la disuguaglianza di mercato si contrasta solo aumentando i salari e creando lavoro”. Così in una nota la Cgil commenta i dati diffusi quest’oggi (21 giugno) dall’Istituto nazionale di statistica sulla redistribuzione del reddito in Italia nel 2016.

Secondo la Confederazione “in tutti i confronti internazionali l’Italia risulta da tempo uno dei paesi più diseguali tra tutte le economie avanzate. Nella rilevazione manca il dato più importante: la distribuzione nel 2015 e negli anni precedenti del reddito primario, cioè da mercato, prima di tasse e welfare. Un dato possibile da calcolare anche attraverso i dati dei conti nazionali Istat a disposizione: rispetto al 2016 si registra una diminuzione della quota del lavoro sul Pil, approssimazione statistica della disuguaglianza nella distribuzione del reddito da mercato.

“Giustamente, anche l’Istat ritiene che il sistema previdenziale e gli ammortizzatori sociali costituiscano i principali strumenti per rendere più equa la distribuzione secondaria, cioè quella del reddito disponibile. Purtroppo, però, le politiche degli ultimi governi hanno ridotto la portata dei due citati pilastri del welfare italiano, seguendo la linea dell’austerità, a scapito dell’occupazione e della crescita economica. Sempre in questa ottica, non appare significativo sottolineare – com fa l’Istat – lo scarto solo nel 2016 tra reddito primario e secondario prodotto dalle ultime misure del Governo Renzi, perché esse hanno generato effetti sull’indice di disuguaglianza negli anni passati e meno nell’anno della microsimulazione”.

Inoltre, per il sindacato di corso d’Italia “non si tiene conto di due cose fondamentali per una corretta interpretazione dei dati: l’effetto di (mancata) compensazione dei provvedimenti fiscali rispetto ai ben più gravi tagli alla spesa e ai servizi, soprattutto verso i più poveri, di ogni generazione; la ‘distrazione’ verso le imprese di risorse pubbliche (basta pensare ai 40 miliardi di incentivi spesi nel triennio 2015-2017) che si sarebbero potute impiegare molto meglio, con evidenti effetti redistribuiti”.

Infine, conclude la Cgil “la comunicazione Istat tende a evidenziare un problema di redistribuzione tra generazioni, concentrando l’attenzione sulle “fette della torta” e non sull’ampiezza della torta! Basti pensare alla disoccupazione come primo elemento di disuguaglianza. Anche per questo, il nesso tra contenimento della disuguaglianza e contrasto alla povertà non può essere ridotto al bonus 80 euro, che va solo a una parte dei lavoratori”.