Caporalato: 800mila ‘invisibili’ impegnati nelle campagne di raccolta


Presentato oggi da FLAI CGIL, CGIL e INCA CGIL il progetto ‘gli invisibili delle campagne di raccolta’, un’iniziativa a livello nazionale che, come spiegato dal sindacato, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta questa mattina presso la Camera del lavoro di Lecce, “vuole dare assistenza a 360 gradi a tutti quei lavoratori, spesso di origine straniera, impegnati nelle campagne di raccolta”.

Sono circa 80mila gli sfruttati: lavoratori che vivono sotto caporale, sotto salario, al nero, senza orari e senza sicurezza, obbligati a comprare dal caporale anche cibo e acqua. Questi dati, forniti dalla CGIL e dalla FLAI CGIL, descrivono una condizione di schiavitù e degrado nella quale sono costretti a vivere migliaia di persone provenienti da Senegal, Costa D’Avorio, Ciad, Sudan, Burkina Faso, Egitto, Tunisia, Libia, Marocco, impegnati per tutti i mesi estivi nelle grandi campagne di raccolta di prodotti ortofrutticoli nel nostro paese.

Questi lavoratori, spesso invisibili, arrivano in Italia e si spostano seguendo le attività stagionali di raccolta: dalle angurie a Nardò alla raccolta dei pomodori nella Capitanata; dalle olive e ortaggi in Salento alla raccolta delle patate e degli agrumi nel Siracusano; dalle pesche e ortaggi nel casertano agli agrumi nella piana di Gioia Tauro; dalla raccolta dei pomodori in Basilicata ai prodotti orticoli a Latina; dall’uva in Veneto alle mele in Trentino.

Secondo il sindacato il 95% di questi lavoratori non ha un regolare contratto di lavoro e riceve una paga giornaliera al di fuori di ogni regola salariale, e il 95,6% di questi lavoratori, per poter lavorare, deve sottostare all’intermediazione illecita di manodopera da parte dei caporali.

Il progetto durerà due anni. La FLAI, insieme alla CGIL e ai suoi servizi, con camper attrezzati raggiungerà lavoratori e lavoratrici per portare loro assistenza con medici, avvocati, assistenza fiscale e contrattuale, dando un supporto concreto per conoscere e far valere i propri diritti. Si parte il 5 luglio a pochi chilometri da Nardò, scenario lo scorso anno del primo sciopero dei lavoratori migranti, per poi spostarsi a settembre in Calabria (Rosarno), ad ottobre in Trentino Alto Adige (Bolzano), per poi tornare nell’estate prossima nelle regioni del sud, in Sicilia (Siracusa e Ragusa) e in Campania (Salerno), il progetto si concluderà in Veneto (Padova) nell’ottobre 2013.