Bes: Cgil, preoccupante divaricazione sociale e territoriale. Investire sul lavoro


Roma, 15 dicembre – “L’Istat fotografa un Paese con una profonda divaricazione sociale e territoriale”. Così la segretaria confederale della Cgil Gianna Fracassi commenta la quinta edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (Bes), presentata quest’oggi dall’Istituto nazionale di statistica.

Per la dirigente sindacale “il quadro d’insieme, esclusi alcuni timidi segnali di miglioramento, rappresenta un’Italia divisa trasversalmente dalle condizioni economiche. Aumenta la forbice tra la popolazione con i redditi più alti e quella con i redditi più bassi, e cresce la percentuale di persone a rischio povertà”. “Sul versante del lavoro – prosegue Fracassi – la qualità dell’occupazione peggiora per giovani e donne: impieghi poveri, part time involontario e maggiori difficoltà di conciliazione, dimostrate dal crescente numero di donne con figli che resta a casa”.

La dirigente sindacale sottolinea che la divisione del Paese non dipende solo dalle condizioni economiche, ma anche dal gap tra territori, poiché “le disuguaglianze tra Sud e Centro Nord sono sempre più nette, come dimostrano i campanelli d’allarme degli indicatori del lavoro e della povertà”.

Inoltre, “il Rapporto rivela che il Paese cura poco il suo territorio: aumentano gli incendi, la dispersione idrica, e dal 2008 l’indice di abusivismo edilizio è raddoppiato. I beni culturali non vengono valorizzati, siamo agli ultimi posti per spesa in cultura. Inoltre – aggiunge la segretaria confederale – si tutelano poco i giovani, che, sempre più spesso e soprattutto se laureati, decidono di partire”.

Secondo Fracassi “è necessario quindi mettere in campo soluzioni concrete, proprio a partire dai giovani, così come proponiamo nel nostro Piano straordinario per l’occupazione giovanile e femminile. Servono investimenti pubblici finalizzati alla tutela e alla manutenzione del territorio, ai bisogni sociali, alla ricerca, e soluzioni sul versante previdenziale”. “Per il lavoro e per il futuro previdenziale dei giovani siamo scesi in piazza sabato 2 dicembre e continueremo a farlo – conclude – perché pensiamo che il tempo delle soluzioni sia adesso”.