Beni confiscati: vicenda Calcestruzzi Belice indica necessità approvazione riforma Codice Antimafia.


“Troppi paradossi che non si possono spiegare solo con la leggerezza, le disattenzioni, le sottovalutazione del Tribunale, dell’Agenzia dell’Amministratore Giudiziario. Siamo di fronte ad una trama di azioni operate per determinare il fallimento di una azienda che non ha alcuna ragione per chiudere”. Così la Cgil nazionale in merito alla vicenda riguardante il licenziamento dei lavoratori della società Calcestruzzi Belice di Montevago (Agrigento), confiscata e gestita dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei Beni Sequestrati alla Criminalità organizzata. Per questo la Cgil coglie l’occasione per chiedere nuovamente al Parlamento di accelerare l’iter per la definitiva approvazione della riforma del Codice Antimafia.

Bilancio e fatturato, insieme alla attività in ordine, spiega la Cgil – sono in attivo. Il sito ha una potenzialità estrattiva di 8 milioni di tonnellate. Questo dato dice tanto sugli interessi che si possono muovere . Vogliamo vederci chiaro e andremo fino in fondo. Stiamo valutando – aggiunge – il ricorso ad un esposto alla Procura. Intanto abbiamo attivato le procedure per impugnare i licenziamenti.

Infine, la Cgil ribadisce come questa vicenda “evidenzia l’insopportabile ritardo del Parlamento per approvare in via definitiva dopo il via libera della Camera della riforma del Codice Antimafia ispirata dalla legge di iniziativa popolare presentata dalla Cgil. Quelle norme – conclude la Cgil – avrebbero impedito di trovarci adesso ad affrontare questa indicibile vicenda”.