Beni confiscati: Cgil e associazioni scrivono a Grasso e Orlando, “subito approvazione legge”

Fracassi: modo migliore per ricordare chi ha sacrificato propria vita per lotta a mafie è rafforzare gli strumenti di contrasto


Roma, 19 luglio – “Il modo migliore per ricordare oggi, nel ventiquattresimo anniversario della strage di via D’Amelio, chi ha speso e perso la propria vita per lottare contro la criminalità, è rafforzare gli strumenti di contrasto alle mafie, a partire dalla modifica al Testo unico antimafia e dall’approvazione della legge sui beni e le aziende sequestrate e confiscate. Per questo abbiamo inviato una lettera alle istituzioni in cui chiediamo, ancora una volta, la rapida conclusione dell’iter parlamentare del ddl n. 2134”. Così Gianna Fracassi, segretaria confederale della Cgil, che dà notizia della missiva inviata dal sindacato di Corso d’Italia e dalle associazioni di ‘Io riattivo il lavoro’ al Presidente del Senato della Repubblica Pietro Grasso, al Presidente della Commissione Giustizia del Senato Nico D’Ascola, al Senatore Giuseppe Lumia, ai Presidenti dei Gruppi Parlamentari di Palazzo Madama e al ministro della Giustizia Andrea Orlando.

Nella lettera si ricorda che da tempo “le scriventi associazioni hanno avanzato proposte concrete per migliorare la dotazione strumentale e gestionale in modo da affrontare con efficacia le problematiche derivanti dalla straordinaria crescita esponenziale delle confische”, “fenomeno che – si sottolinea – costituisce una ricchezza economica non adeguatamente riutilizzata e reimmessa in un circuito di legalità, e che coinvolge migliaia di lavoratori”.


“Ora, dopo anni di confronto – si legge – ci troviamo di fronte a un testo di riforma approvato in prima lettura alla Camera, che rappresenta una sintesi efficace di diverse iniziative di natura parlamentare e popolare (come la legge di iniziativa popolare presentata dalle scriventi associazioni), diffusamente apprezzato e di cui lo stesso Governo si è fatto carico assumendone alcune parti nella Legge di stabilità 2015 e dando vita ad un fondo di garanzia dedicato”.

“Sono già passati molti mesi da quella approvazione alla Camera e il testo è ancora fermo in Commissione Giustizia del Senato”, denuncia la Cgil con Acli, Arci, Avviso Pubblico, Legacoop, Libera, Pio La Torre onlus e SOS impresa. Testo che “può essere migliorato” dai lavori a Palazzo Madama, senza però stravolgere “la traccia che caratterizza la sintesi già disponibile e frutto di un lungo lavoro di confronto, in modo che – ribadisce in conclusione la missiva, prima dei cordiali saluti – il ritorno del ddl a Montecitorio possa consentire una definitiva approvazione”.