Ast: Cgil-Cisl-Uil e Fiom-Fim-Uilm, inaccettabile e irricevibile piano ThyssenKrupp


Il giudizio di Fim, Fiom, Uilm e Cgil, Cisl, Uil sul piano industriale presentato oggi al Ministero dello Sviluppo Economico da parte del Gruppo tedesco è nettamente negativo. Oltre a non presentare nessuna prospettiva di consolidamento e sviluppo e di collocazione strategica delle acciaierie di Terni nel mercato globale, scarica sui lavoratori tutti i costi e le responsabilità di una gestione che ha condotto in questi ultimi anni lo stabilimento ad una progressiva precarietà produttiva e a una conseguente difficoltà finanziaria.

Per queste ragioni non è in alcun modo accettabile che il recupero di redditività sia perseguito attraverso la prospettata riduzione di 550 posti di lavoro nei prossimi due anni, il taglio del 10% del costo del lavoro e la rinegoziazione dei contratti aziendali.

Le misure illustrate dall’azienda non prevedono quegli interventi necessari, a partire dagli investimenti produttivi e di ricerca e sviluppo, per dare una prospettiva di consolidamento e rilancio dello stabilimento ternano. In particolare la previsione di chiudere il secondo forno e di ridurre complessivamente i volumi dei laminati a caldo del 50% rappresenta un grave ridimensionamento produttivo.

Il nostro giudizio e le valutazioni negative espresse da tutte le Istituzioni locali nonché i forti rilievi critici avanzati dallo stesso Governo italiano hanno reso evidente l’impossibilità di proseguire il confronto sui contenuti del piano presentato.

Fim, Fiom, Uilm e Cgil, Cisl, Uil hanno deciso la mobilitazione dei lavoratori e lo sciopero di 8 ore per la giornata di venerdì 18 Luglio 2014 per costringere ThyssenKrupp a presentare un nuovo e diverso piano industriale basato su una realistica rappresentazione degli andamenti produttivi e finanziari e orientato alla difesa e valorizzazione dell’occupazione.

Chiediamo al Governo di richiamare la Commissione Anti Trust Europea relativamente alle sue responsabilità nei confronti della salvaguardia degli assets produttivi della ThyssenKrupp localizzati in Italia, rammentiamo alla Commissione le sue responsabilità nei confronti dei danni creati dall’invalidazione della cessione di AST al gruppo Outokumpu.