Appalti: Cgil, rinvio applicazione articolo 177 del Codice frutto mobilitazione, ora puntare a modifiche sostanziali


Nella giornata di ieri (28 luglio) è stata approvata la conversione in legge del Decreto Legge 77/2021. Nella fase di conversione, il Parlamento ha introdotto, con l’articolo 47 ter, una nuova modifica all’articolo 177 del Codice degli appalti pubblici che rinvia al 31 dicembre 2022 l’attuazione dell’obbligo di esternalizzazione dell’80% le attività gestite dalle società titolari di concessioni già in essere alla data del 19 aprile 2016.

Si ricorda che l’obbligo, contemplato dal comma 1 del citato art. 177, riguarda i soggetti pubblici o  privati, titolari di concessioni di lavori e di servizi pubblici, già in essere alla data di entrata in vigore del Codice, non affidate con la formula della finanza di progetto, ovvero con procedure di gara ad evidenza pubblica secondo il diritto dell’Unione europea.
Lo stesso comma prevede che l’obbligo delle percentuali indicate (80% e 60% per il settore autostradale) riguardi i contratti di lavori e servizi relativi alle concessioni di importo pari o superiore a 150.000 euro e relativi alle concessioni mediante procedura ad evidenza pubblica, e prevede altresì che i concessionari siano obbligati ad introdurre clausole sociali e per la stabilità del personale impiegato e per la
salvaguardia delle professionalità.

La restante quota percentuale (sempre in base al comma 1) può essere realizzata da società in house per i soggetti pubblici, ovvero da società direttamente o indirettamente controllate o collegate per i soggetti privati, ovvero tramite operatori individuati mediante procedura ad evidenza pubblica, anche di tipo semplificato.

Il termine in oggetto era già stato in precedenza prorogato da altre norme di legge a dimostrazione, da una parte, della delicatezza dell’intervento, dall’altra, dell’incapacità del decisore politico di assumere una propria iniziativa risolutiva del problema.

Come Cgil abbiamo più volte denunciato gli effetti problematici che questo tipo di normativa arrecherebbe al settore sia in termini di qualità dei servizi offerti, sia sul versante occupazionale. Le categorie interessate hanno anche indetto recentemente uno sciopero di settore sull’argomento che ha avuto un’ampia adesione.

Il rinvio dell’applicazione della norma è indubbiamente frutto di ciò che è stato messo in campo finora anche in termini di mobilitazione, ma non può bastare: i nostri sforzi dovranno puntare ad una modifica sostanziale della norma in questione che superi i vincoli che impongono la frammentazione della gestione delle attività.