Amianto: Cgil, subito provvedimenti in legge di Bilancio


LEGGI  – Comunicato unitario Cgil, Cisl e Uil

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L’amianto continua a mietere vittime, sono oltre tremila le persone che ogni anno perdono la vita a causa dall’esposizione a quello che viene definito un ‘killer silenzioso’. Nonostante la legge che ne vieta l’utiizzo in Italia sia del 1992, è ancora presente in moltissime strutture pubbliche.

Oggi Cgil, Cisl e Uil sono scesi in piazza a Roma, davanti al Ministero del Lavoro per riportare l’attenzione su questa emergenza nazionale. Manifestazioni nei giorni scorsi si sono tenute anche a Bari e Milano.

Aumentare le risorse destinate al Fondo per le Vittime dell’Amianto, garantire la giustizia previdenziale, finanziare la ricerca clinica per la cura delle malattie asbesto correlate, garantire l’assistenza sanitaria e avviare un piano di bonifica del Paese. Queste in sintesi le richieste avanzate dalle tre confederazioni.

“Servono provvedimenti legislativi da mettere in campo all’interno della legge di Bilancio”, afferma il segretario confederale della Cgil Maurizio Landini presente al presidio. “Fare un piano straordinario di investimenti – spiega – determinerebbe anche la possibilità di creare lavoro e occupazione, per smaltire l’amianto e per affrontare i problemi di salute. Sono urgenti scelte politiche che non possono essere rinviate”.

“E’ importante – prosegue il dirigente sindacale – che ci sia un’azione coordinata tra Governo, Regioni e Comuni. Ci auguriamo che da oggi inizi seriamente un confronto per affrontare questi temi. Per questo, stiamo chiedendo ai gruppi parlamentari che nelle commissioni e nella legge di Stabilità si prendano provvedimenti che aprano una strada nuova su questo terreno”.

Nella lotta all’amianto, avverte Landini “ci sono responsabilità che coinvolgono diversi soggetti: il Ministero del lavoro e quello dello Sviluppo economico, della Salute e dell’Ambiente, per questo serve una cabina di regia che affronti il problema. Per quanto riguarda l’Inail – conclude – ha soldi pronti che non vengono spesi per sostenere le aziende che si impegnano a risolvere il problema dello smaltimento dell’amianto. Dunque, i soldi ci sono ma non c’è la volontà politica di affrontare il problema”.