Adulti : nuovi centri per imparare


L’Italia è all’ultimo posto in Europa per quel che riguarda l’educazione degli adulti. Solo l’1,7 delle persone che lavorano partecipano a percorsi formativi. Eppure ne avremo bisogno più degli altri, perché abbiamo i lavoratori meno scolarizzati d’Europa, il minor numero di diplomati e di laureati fra le persone che lavorano.
E’ un blocco a tante cose. Ad una vera politica di innovazione del sistema produttivo e dei servizi, che ha nella qualità delle risorse umane un prerequisito fondamentale; alla stessa riforma degli ammortizzatori sociali, perché è difficile pensare ad un intervento non assistenziale verso i lavoratori che perdono il posto di lavoro se non esiste una modalità permanente di riqualificazione professionale e di rafforzamento culturale dei lavoratori coinvolti nei processi di cambiamento. Ma è un limite grave per lo stesso sistema formativo, dal momento che la nostra scuola superiore riformata, quella che dovrà costruire giovani capaci di continuare ad apprendere per tutta la vita, rischia di non essere credibile se i giovani scoprono che il “continuare ad apprendere” è una merce così rara e casuale.
Ci si sta finalmente apprestando a vivere un pieno straordinario di educazione degli adulti, che dovrà avere nei centri territoriali il proprio perno politico e organizzativo. Noi li pensiamo come centri polivalenti, in grado di rispondere alla domanda di formazione singola e collettiva, e di mettere in rete l’offerta – scolastica, universitaria, della formazione professionale, dell’associazionismo culturale – che a questa domanda può rispondere. Integrati insomma, come indica la logica del master plan. E soprattutto in grado di affrontare il problema più grosso: come far partecipare ai progetti formativi quelli che ne hanno più bisogno, i più deboli, i meno scolarizzati, quelli bruciati da esperienze formative negative e che sono oggi i più restii a rientrare in formazione.
Occorrono per questo messaggi nuovi e forti. Come quello che riuscì ad inventare Roberto Benigni quando nei primi anni ’80 partecipò alla campagna promossa dal comune di Scandicci per convincere gli adulti a partecipare ai corsi di alfabetizzazione. Tullio De Mauro, che fu l’anima di quella esperienza, racconta dei comizi che Benigni faceva nelle piazze e nei mercati e che concludeva più o meno così: “Tutti vi dicono fatti e non parole–..Io vi dico parole e non fatti. Parole, parole–.Imparate a parlare, a leggere e a scrivere. I fatti poi verranno”. Un messaggio che sarebbe utile lanciare anche oggi, per convincere gli adulti a partire dai giovani apprendisti – che la formazione è davvero oggi la cosa più importante.