Acque reflue: maxi multa per l’Italia dalla Corte di Giustizia dell’Ue


Lo scorso 31 maggio, la Corte di Giustizia dell’Ue ha condannato (Causa C 251/17) l’Italia a pagare una multa forfettaria di 25 milioni di euro, cui si aggiungono 30 milioni per ogni semestre di ritardo nell’adeguarsi alle norme in materia di raccolta e di trattamento delle acque reflue urbane. La Corte ha fatto notare che a distanza di anni dalla prima sentenza, il numero degli agglomerati non conformi si è ridotto da 109 a 74, ma è comunque grande il ritardo nel seguire le disposizioni della Commissione, che si applicano dal 31 dicembre 2000.
I giudici avevano già constatato una prima volta l’inadempimento dell’Italia in una sentenza del 2012. Alla scadenza del termine, l’11 febbraio 2016, il nostro Paese non si era ancora adeguato a quella sentenza, così che la Commissione Europea ha dovuto fare un secondo ricorso alla Corte, chiedendo di multare l’Italia. Per la Corte l’inadempienza dell’Italia, oltre ad essere durata quasi sei anni, è particolarmente grave per il fatto che l’assenza o l’insufficienza di sistemi di raccolta o di trattamento delle acque reflue urbane provocano danni all’ambiente, cioè agli stessi cittadini, oltre che alle attività turistiche.
La condanna non ci sorprende affatto, in quanto il nostro Paese vanta il triste primato di condanne in materia ambientale da parte della Comissione. Come anticipato, l’Italia è già stata condannata dalla Corte per la gestione inadeguata delle acque di scarico urbane e ha in corso due procedure d’infrazione per lo stesso motivo, una delle quali ha portato a una prima sentenza nel 2014. Recentemente, l’Italia ha subito anche tre deferimenti per il mancato abbattimento degli ulivi affetti da Xylella, la ripetuta violazione dei limiti di Pm10 nell’aria e l’assenza di un programma nazionale sulla gestione dei rifiuti
radioattivi.
Si tratta di una grave e cronica mancanza da parte del nostro Paese a cui si aggiungono i dati dell’illegalità: depuratori inesistenti o mal funzionanti, scarichi fognari abusivi, sversamenti illegali di liquami e rifiuti, che rappresentano ben il 31,7% delle infrazioni contestate a seguito dei controlli delle forze dell’ordine.
La situazione è inammissibile, soprattutto alla luce dell’attuale crisi economica ed ambientale che sta affrontando il nostro Paese. La CGIL ha più volte denunciato l’immobilismo dei vari governi che si sono susseguiti nei confronti dei temi ambientali.
Ancora una volta ribadiamo l’urgente necessità della messa in atto di una politica efficace e lungimirante, basata sulla prevenzione e protezione del territiorio e delle popolazioni che lo abitano. Politica che non solo eviterebbe il pagamento di sanzioni europee, ma contribuirebbe alla creazione di posti di lavoro all’interno di un economia eco-sostenibile.