Accornero: Cgil, profondo cordoglio per sua scomparsa, suoi studi restano punto di riferimento


Roma, 22 ottobre – La Cgil esprime profondo cordoglio per la morte di Aris Accornero, professore di Sociologia industriale dell’Università di Roma “La Sapienza”, scomparso questa notte all’età di 87 anni dopo una breve malattia.

Profondo conoscitore del mondo del lavoro, iniziò la sua carriera come operaio alla Riv di Torino. Membro della Commissione interna, considerato scomodo a causa del suo impegno politico e sindacale, fu uno dei tanti licenziati per rappresaglia di quegli anni. Giornalista e commentatore per il quotidiano del Partito Comunista, l’Unità, alla fine degli anni sessanta diventò direttore di Rassegna (1968 -1971), direttore de I Quaderni di Rassegna sindacale per poi approdare nel mondo accademico. Fin dal suo primo libro del 1959, “Fiat confino. Storia della O.S.R.”, Accornero non smette mai di occuparsi di lavoro, della condizione operaia dentro e fuori la fabbrica, delle trasformazioni sociali e di relazioni industriali.
Numerose le ricerche e i libri che nel corso della sua carriera ha svolto e scritto. Di lui si ricorda in particolare l’attenzione che ha sempre dedicato all’universo Fiat e ai cambiamenti della condizione lavorativa dei giovani.

Professore emerito, apprezzato ricercatore, fine intellettuale non ha mai scordato le sue origini e la cultura appresa in fabbrica. Nel corso della sua carriera è stato sempre vicino ai lavoratori e al sindacato, in particolare alla Cgil. La sua scomparsa lascia un grande vuoto. I suoi consigli, sempre dati con il rispetto di chi conosce e apprezza l’autonomia del sindacato, i suoi studi e i suoi insegnamenti sui cambiamenti avvenuti dal Novecento ad oggi nel mondo del lavoro, a partire da quelli sui metodi di produzione e organizzazione, sulla rappresentanza e le relazioni industriali, per arrivare alle riflessioni sulla precarietà, continueranno ad essere un punto di riferimento per tutta l’Organizzazione.

Aris Accornero era solito dire: “Quello del sindacalista non è un mestiere vero e proprio. È una missione. C’è dentro militanza e volontariato”. A noi piace ricordarlo così, come un operaio, un sindacalista che è riuscito a riempire la propria vita con la militanza, lo studio, la missione per elevare le condizioni e la dignità dei lavoratori.