A.Mittal: Landini, rispettare accordo e difendere occupazione

Venerdì 8 novembre a partire dalle ore 7.00 sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti di Arcelor Mittal per lo sciopero proclamato dai sindacati Fiom, Fim e Uil. Le modalità della mobilitazione sono state stabilite a livello territoriale.


“La situazione è delicatissima, da non dormirci la notte. Io non ci dormo. ArcelorMittal si è assunta una grave responsabilità. Di Ilva abbiamo iniziato a discuterne nel 2012, quindi sette anni e sei governi fa”.  Così il segretario generale della Cgil Maurizio Landini nel corso dell’incontro di ieri (7 novembre) a Palazzo Chigi tra governo, parti sociali ed enti locali sulla ex Ilva.

“Per noi l’obiettivo – ha dichiarato – deve essere quello di continuare a produrre acciaio, quindi se si vuole difendere l’occupazione, non solo a Taranto, bisogna produrre acciaio di qualità, o l’industria non si fa. Se si spengono gli altiforni è finita anche per l’indotto”. Landini spiega che “quella di ArcelorMittal è una produzione a ciclo integrale che per vivere ha bisogno di certe quantità: dire 4 milioni di tonnellate significa dire che quell’impianto non ha futuro”. “Inoltre – ha aggiunto – bisogna continuare a produrre senza che nessuno muoia, né dentro né fuori l’acciaieria, e per farlo bisogna fare investimenti. È un grave errore contrapporre salute e produzione”.

“La firma dell’accordo nel 2018, approvato dal 90% dei lavoratori con voto segreto, è stato un fatto importante in quanto in grado di difendere l’occupazione. Ora – ha sostenuto Landini – è importante che ArcelorMittal dica a quei lavoratori che vuole andarsene, che risponda a loro di quello che ha fatto”. “Abbiamo scioperato in passato per avere quell’accordo e – ha ricordato – sciopereremo anche domani (8 novembre) perché l’azienda cambi idea e applichi gli accordi. Chi ha interesse che questa vicenda diventi una grande battaglia giuridica rischia di fare un favore ad ArcelorMittal”.

Per il segretario generale della Cgil “prima di discutere di una soluzione B dobbiamo difendere ciò che abbiamo. Il primo provvedimento sullo scudo penale è del 2015, si dava ai commissari una protezione e si estendeva ai futuri affittuari. Oggi dobbiamo ripristinare quella condizione”.

Infine, conclude Landini, “non sarebbe un segnale sbagliato mettere in gioco una presenza pubblica in quella società per dire che lo Stato si fa garante nei confronti di tutti, delle condizioni produttive e di risanamento ambientale”.