A.Mittal: Cgil, Taranto e Italia non possono pagare prezzo contenzioso infinito

L'8 novembre sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti Arcelor Mittal


Roma, 4 novembre – “Taranto e l’Italia non possono pagare il prezzo di un contenzioso infinito tra ArcelorMittal e Governo. Mai come in questo caso il futuro dipende dal presente, c’è bisogno dell’impegno di tutti per evitare un disastro: l’azienda si fermi e il Governo tenga fede agli impegni presi e ristabilisca le condizioni dell’accordo”. Così in una nota il segretario confederale della Cgil, Emilio Miceli.

“In nessuna area del Mezzogiorno – prosegue il dirigente sindacale – che ha vissuto grandi dismissioni industriali, c’è mai stata traccia di sviluppo industriale, urbanistico e ambientale. Da Crotone a Termini Imerese, il Sud ha conosciuto solo sopportazione e assistenza, mai sviluppo e modernizzazione”.

Per il segretario confederale “Taranto dispone di un progetto importante di riqualificazione, di risorse pubbliche e private. Evitiamo quindi di disperdere questo patrimonio, che rappresenta un’opportunità di costruire attorno alla ex Ilva quel progetto di ampio respiro e di ambientalizzazione di cui c’è bisogno, altrimenti sarà un salto nel buio. Il Governo – conclude – faccia i passi necessari e l’azienda agisca di conseguenza”.

Intanto oggi (7 novembre) alle ore 17.30 i sindacati sono stati convocati a Palazzo Chigi per un incontro sul futuro del gruppo. Domani (8 novembre) i lavoratori incroceranno le braccia per 24 ore in tutti gli stabilimenti di Arcelor Mittal per lo sciopero proclamato dai sindacati Fiom, Fim e Uil. La protesta partirà alle ore 7 del mattino e le modalità della mobilitazione verranno stabilite a livello territoriale.