LA CGIL CONTRO IL LAVORO NERO
Il lavoro nero priva milioni di uomini e donne dei loro diritti fondamentali.
Rende più insicura e precaria la vita dei lavoratori, italiani e stranieri. E'
la negazione di ogni idea di sviluppo, di qualità, di democrazia, di uguaglianza
reale, nonché di competizione leale tra le stesse imprese.
Il lavoro nero è fattore fondamentale dell’attuale via povera allo sviluppo che
caratterizza il nostro paese ed è alla base della crisi morale, sociale ed
economia che abbiamo di fronte.
L’economia illegale, del resto, in questi anni è cresciuta, coinvolgendo,
secondo l’Istat, più di 4 milioni di lavoratori e lavoratrici (quasi 5 secondo
le rilevazioni del Censis) ,di cui oltre settecentomila immigrati ( dati Caritas
2005) . Per un valore stimato variabile dal 20% del PIL (dati Istat) al 26%
(dati Censis), con più di 16/18 miliardi di euro sottratti annualmente alle sole
casse dell’INPS e dell’INAIL; parte consistente di quell’evasione fiscale totale
stimata, dall’Agenzia delle Entrate, per un importo di 200 miliardi di euro
l’anno.
Combattere il lavoro nero non solo è possibile, ma è un obbligo e una priorità
nazionale. La Cgil lancia per questo una campagna straordinaria di
mobilitazione; perché i lavoratori abbiano quello che è giusto: un salario
dignitoso, tutele e sicurezza, una piena cittadinanza per sé e i propri
colleghi.
La campagna (i cui materiali saranno in più lingue a partire dal sito internet)
si articolerà, dalla seconda metà di aprile, in più momenti, con strumenti e
campagne di settore e territoriali, affinché si possa giungere ad un impegno
condiviso di tutte le forze sindacali, sociali, economiche ed istituzionali per
combattere l’economia illegale.
Lo stesso slogan “Il Rosso contro il Nero” rappresenta la volontà della CGIL (da
qui il rosso) contro ogni forma di lavoro irregolare (nero appunto), e i
manifesti – curati dalla Saatchi & Saatchi – sono stati ideati con riferimento
alla gravità del fenomeno.
Nel manifesto di questa campagna vi è il suo messaggio di fondo, un messaggio
duro come la condizione di chi viene sfruttato. Per chi lavora chi è in nero?
Per chi prosciuga diritti e speranze (da qui i buchi del vampiro sul collo)!
Cosa fare allora? Rivolgersi al sindacato, alla Cgil, agli altri lavoratori
organizzati.
La campagna sarà quindi l’occasione per promuovere una vasta azione informativa,
di denuncia e di rivendicazione, a livello nazionale e locale, a partire dalle
proposte contenute nella piattaforma lanciata a Bari l’anno scorso e che qui –
sinteticamente – riportiamo.
SINTESI DELLE PROPOSTE DELLA CGIL CONTRO IL LAVORO NERO
Proposta n. 1: Indici di congruità
Si propone di generalizzare, attraverso un intervento normativo specifico, un
nuovo strumento di lettura e di verifica delle reali dimensione delle imprese,
che definisca, per i principali settori ed opere - sul modello della definizione
e aggiornamento degli studi di settore, anche in accordo con le parti sociali -
gli INDICI DI CONGRUITA’. Cioè il rapporto “congruo” tra servizi e beni prodotti
e lavoratori impiegati dall’impresa (con range di oscillazione da determinare).
Indici presuntivi il cui rispetto rappresenti la principale condizione per:
orientare gli interventi ispettivi delle diverse istituzioni; accedere a gare di
appalto, concessioni, ecc.; definire la genuinità dell’appalto stesso; godere di
qualsivoglia beneficio economico e normativo.
Proposta n. 2: Fondo nazionale per l’emersione
Si propone la costituzione, attraverso un intervento normativo specifico, di un
apposito fondo destinato:
• per una parte al sostegno dei piani locali contro il sommerso (vedi proposta
n. 3) ;
• per la restante parte alla contribuzione, tramite INPS, dei piani individuali
dei lavoratori per la ricostruzione della carriera previdenziale.
Proposta n. 3: Piani locali per l’emersione
Proponiamo come strumento operativo del fondo la definizione di uno strumento di
concertazione locale, con funzione di raccordo anche con altri strumenti
eventualmente già disponibili (es. contratti d’area). Piani che prevedano tra
l’altro: bonus di 1500 Euro annuo, per 3 anni per ogni lavoratore emerso;
fiscalizzazione per tre anni, fino al 50% della base imponibile Irap (o delle
imposte sostitutive); possibilità-dovere di usufruire per almeno 2 anni di un
apposito tutor; accesso gratuito a programmi formativi; eventuali piani di
riqualificazione delle aree urbane ex industriali; specifici protocolli di
legalità; meccanismi di premialità per le imprese regolari.
Proposta n. 4: Piani di ricostruzione previdenziale
Si dovrebbe prevedere accanto ai Piani locali per l’emersione, dei piani per la
ricostruzione di periodi previdenziali minimi e per la messa a norma delle
aziende. Attraverso le seguenti modalità:
• le amministrazioni competenti (Inps, Inail, ecc.) indicano specifiche modalità
di versamento relative ai contributi omessi, predisponendo appositi piani, per
metà a carico delle imprese, per la ricostruzione delle carriere previdenziali
dei lavoratori emersi;
• le Asl e le istituzioni preposte identificano, in base alla gravità delle
violazioni, percorsi per l’adeguamento alle norme in materia di igiene, ambiente
e sicurezza così come identificate da appositi piani singoli di durata certa e
determinata.
Proposta n. 5: legge quadro di riforma dei servizi
ispettivi
Occorre un nuovo intervento quadro di riforma che cancelli le norme del dlgs.124/04
nonché proceda a: un potenziamento delle risorse finanziarie, tecnologiche e
umane dei diversi servizi ispettivi, facendo rientrare anche una serie di
controlli, oggi demandati alla forza ispettiva, nei compiti dei reparti
amministrativi; un ampliamento dei controlli amministrativi a monte sulle
entrate; un potenziamento dell’attività di vigilanza c.d. “a vista”; una
razionalizzazione del sistema sanzionatorio, puntando ad un’innovazione nelle
“prassi” di tutela del patrimonio aziendale (in tutte le sue forme e
immobilizzi) nei confronti del lavoratore e della comunità locale; la
costituzione di una banca dati unica sugli incentivi e le agevolazioni
(comunitarie, nazionali e locali) alle imprese, al fine di bloccare eventuali
erogazioni preventivamente, all’atto stesso della contestazione di irregolarità
sia di derivazione normativa che contrattuale o in base agli “indici di
congruità”; una riforma del processo di riscossione attraverso la definizione di
una ritualità giudiziaria e amministrativa abbreviata comprensiva della
possibilità di eventuale conciliazione in accordo con le autorità competenti.
Proposta n.6: nuove norme per gli appalti
Si propone, a seguito della generalizzazione per legge di “indici di congruità”,
di includere il rispetto di tali indici (o comunque del principio di esistenza
di un rapporto tra quantità/qualità dell’opera o prestazione e numero di
lavoratori e quantità di lavoro) nella definizione civilistica di genuinità
dell’appalto. E di introdurre, conseguentemente, la sanzione dell’assunzione
diretta a tempo indeterminato, in caso di non conformità dell’appaltatore, in
capo alla stazione appaltante.
Nel campo dei servizi si propone l’estensione di un meccanismo simile al DURC
(Documento Unico di Regolarità Contributiva) che attesti non solo i corretti
versamenti dell’impresa appaltatrice presso l’INPS e l’INAIL, ma anche il
rispetto della cd. clausola sociale e dei CCNL, individuando in un soggetto
terzo e pubblico (la DPL, per esempio) la sede per il rilascio dell’attestato.
Proposta n. 7: solidarietà fiscale nei rapporti di
fornitura e sub fornitura
In relazione ai contratti di fornitura e sub fornitura tra imprese si propone un
intervento legislativo che sancisca: l’estensione del concetto di solidarietà
fiscale, rispetto all’intera filiera produttiva e all’intera area di impresa;
obbligatorietà per le imprese a valle del ciclo produttivo, in sede di
dichiarazione dei fatturati, di presentare una certificazione di regolarità a
cura di INPS e INAIL , nonché una certificazione di rispetto degli” indici di
congruità” per l’intera filiera produttiva, al fine di godere di qualsiasi
incentivo o beneficio fiscale o di altra natura.
Proposta n. 8: clausola sociale nel contratto di
franchising
Si propone che come condizione necessaria al fine di stipulare un contratto tra
l’affiliante e l’affiliato, vi sia il riconoscimento di una responsabilità
comune in termini di rispetto dei contratti collettivi nazionali di lavoro
firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative, delle
normative previdenziali e contributive e in materia di sicurezza, subordinando
al loro rispetto la stipula del contratto stesso.
Proposta n. 9: nuove norme sul distacco di lavoratori stranieri
In attesa di una nuova legge sul distacco di mano d’opera da paesi
extracomunitari è necessario apportare all’attuale normativa le seguenti
modifiche: l’appaltante deve indicare nella richiesta di nulla osta al lavoro
tutte le località ove verrà svolta l’attività lavorativa; nella richiesta
l’appaltante deve comprovare l’esistenza o l’impegno da parte dell’appaltatore
alla costituzione di una struttura operante in Italia dotata delle attrezzature
necessarie e idonea all’esercizio del potere organizzativo e direttivo; il
datore di lavoro estero deve sempre rispondere nei confronti dei propri
dipendenti in distacco in Italia, in solido con l’appaltante entro il limite di
un anno dalla cessazione dell’appalto; qualora non esistano convenzioni in
materia di sicurezza sociale con il paese di provenienza dei lavoratori, gli
stessi e l’appaltante debbono essere assoggettati a tutta la legislazione in
materia vigente in Italia; nel caso esista una convenzione, l’appaltante deve
produrre idonea certificazione, rilasciata dagli enti assicuratori e
previdenziali esteri, attestante la regolarità contributiva dell’appaltatore.
Proposta n. 10: nuove norme per l’agricoltura
Per la Cgil occorre: una normativa quadro che sancisca come l’accesso a tutti i
benefici fiscali e previdenziali previsti per il settore agricolo deve essere
riconosciuto solo alle imprese che applicano integralmente le leggi (comprese
quelle speciali sul collocamento) e i CCNL stipulati dalle organizzazioni dei
lavoratori e dei datori comparativamente più rappresentative; in attesa di una
riforma degli ammortizzatori sociali si propone, mantenendo inalterati i criteri
di calcolo per l’accesso alla prestazione, di agganciare la misura delle
prestazioni di disoccupazione a criteri di proporzionalità diretta rispetto al
numero delle giornate denunciate.
Proposta n. 11: animazione e tutor burocratici
Si propone di codificare l’esperienza Cuore (Centri pubblici per l’emersione)
e riproporla sul territorio anche attraverso meccanismi di premialità nei
trasferimenti Stato-Regioni (in speciale modo per i trasferimenti connessi con
il trasferimento di funzioni e servizi a seguito della riforma federalista) e
nella definizione di nuove ripartizioni delle risorse comunitarie, contemplando
come parametri essenziali la presenza e l’efficacia di servizi come: sportelli
unici per l’impresa, sportelli Cuore, sistema integrato tra questi ultimi e
servizi all’impiego.
Proposta n. 12: nuovi meccanismi di incentivo economico alle imprese
Occorre riorientare nel medio periodo gran parte degli incentivi per le piccole
e medie imprese – fatte salve ovviamente le caratteristiche specifiche dei
diversi settori – a forme di premialità per le aziende che si muovono attraverso
forme e modalità consortili o di distretto; potenziare e reintrodurre leggi come
la 488/92, la 449/97, la 133 del 1999; riformare e potenziare (anche attraverso
maggiori trasferimenti di risorse) gran parte delle normative specifiche per
l’incentivazione di esperienze consortili (legge 317/91 e successive),
soprattutto al Sud.
Proposta n. 13: crediti agevolati per le imprese che
partecipano a percorsi di emersione e/o si consolidano
Occorre sviluppare un sistema di servizi per “rendere più facile” i rapporti tra
imprese e sistema creditizio, con particolare attenzione ai confidi.
Proposta n. 14: una norma contro il ricatto verso i
lavoratori clandestini
Proponiamo che sia riconosciuto per legge un automatismo tra denuncia della
propria condizione di lavoratore a nero (e relativo datore) e il rilascio di un
permesso di soggiorno temporaneo. Permesso la cui validità sia riconosciuta fino
ad accertamento, con sentenza di merito del giudice o con atto conciliatorio
presso le DPL ai sensi dell’art. 410 del Codice Civile, del contestato, con
relativa trasformazione in permesso di soggiorno per lavoro (a seguito del
mantenimento del rapporto) o in permesso di soggiorno per ricerca di lavoro (in
caso di risoluzione del rapporto).