La raccolta d’arte che presentiamo è quella conservata, riordinata e
ampliata della Direzione nazionale della Cgil.
È la testimonianza di un lungo percorso di produzione culturale che ha
visto intrecciarsi il desiderio di emancipazione dei lavoratori con le
aspirazioni civili di quel particolare genere di artisti che lavorano
con i mezzi della pittura e della scultura.
Non tutta la storia di questo incontro – di lavoratori e di artisti –
per la realizzazione di un paese più dignitoso e colto è all’interno
della raccolta, ma queste opere bastano a dare testimonianza
dell’ampiezza temporale e qualitativa degli incontri, delle
collaborazioni, del percorso comune che i pittori e gli scultori hanno
compiuto con gli operai, i braccianti e le professioni intellettuali del
paese.
La raccolta d’arte della Cgil avrebbe potuto abbracciare oltre un secolo
di storia, purtroppo l’avvento violento della dittatura fascista
distrusse i disegni, i dipinti e le sculture dei primi decenni del XX
secolo di proprietà del Sindacato confederale e delle singole
Federazioni di categoria.
Le opere conservate nella raccolta offrono uno
spaccato che va dagli anni Trenta del secolo trascorso fino ai nostri
giorni.
Si tratta di uno prezioso patrimonio di cultura della società civile;
fino al 1994 non è stato studiato, ma oggi si offre agli operatori del
settore come contributo originale alla storia dell’arte italiana e del
mondo del lavoro.
La raccolta è in continua evoluzione, molte nuove opere l’hanno
arricchita in questo ultimo decennio, a testimoniare la vitalità di un
percorso che Giuseppe Di Vittorio così spiegò a pittori e scultori
nel 1953:
«
Quando noi appoggiamo le rivendicazioni di carattere economico
e sociale degli artisti lo facciamo – permettetemi questa confessione –
più per noi che per voi; perché il popolo per elevarsi al livello di
civiltà a cui noi vogliamo portarlo ha bisogno di voi, ha bisogno delle
vostre creazioni, ha bisogno dell’arte.
Non è, quindi, per semplice
solidarietà, che noi siamo al vostro fianco. Noi vogliamo abbattere il
muro che ancora separa l’arte e la cultura dalla grande maggioranza del
nostro popolo.»