Unea2: rapporto “Healthy Environment, Healthy People”


Il degrado ambientale causa un numero annuo di morti fino a 234 volte superiore a quelle delle guerre. Si stimano, infatti, 250.000 decessi a livello globale a causa dei cambiamenti climatici tra il 2030 e il 2050, se non si interverrà con un serio cambio radicale nella gestione delle politiche. Questo l’allarmante messaggio lanciato a Nairobi lo scorso 23 maggio 2016, dalla seconda Assemblea delle Nazioni Unite per l’Ambiente.

In quella sede è stato presentato il Rapporto Healthy Environment, Healthy People, che analizza il rapporto fra ambiente e salute e prospetta i possibili scenari globali a breve e lungo termine. L’inquinamento atmosferico è il più grande fattore di rischio ambientale per la salute: circa 7 milioni di persone in tutto il mondo muoiono ogni anno per la cattiva qualità dell’aria. secondo stime, nel 2012 a livello globale 12,6 milioni di decessi sono attribuibili a cause di tipo ambientale. Secondo le stime dei ricercatori, la qualità dell’aria che respiriamo, del cibo che mangiamo, dell’acqua che beviamo e degli ecosistemi nel loro complesso sono all’origine del 23% del totale delle morti nel mondo. Questa percentuale cresce al 26% per i bambini sotto i 5 anni e al 25% per gli adulti di età compresa fra i 50 e i 75 anni. L’impatto delle cause di morte legate alle condizioni ambientali è di 2 punti percentuali più altro fra gli uomini (22,8%) rispetto alle donne (20,6%), sopratutto a causa dell’incidenza degli infortuni sul lavoro.

Fra le principali cause:
– le malattie diarroiche (57% per cause ambientali), che ogni anno causano 57 milioni di morti e malattie dovute alla scarsità di acqua e alle scarse condizioni igieniche-sanitarie;
– il traffico;
– l’asma (44% per cause ambientali), che causa ogni anno 11 milioni di morti o gravi disabilità;
– la malaria, che causa 23 milioni di morti e gravi disabilità;
– le infezioni respiratorie (35% per cause ambientali), con 51 milioni di morti e gravi disabilità;
– la broncopneumopatia cronica ostruttiva;
– le malattie cardiovascolari;
– i tumori;
– le malattie muscolo-scheletriche.

I cambiamenti climatici sono considerati uno dei principali moltiplicatori di rischio per la salute. Gli effetti incideranno sempre di più sulla salute umana, in seguito alle variazioni della terra, degli oceani, della biodiversità e dell’accesso all’acqua e per il crescente numero e il maggior impatto dei disastri naturali.
Considerato uno scenario medio-alto di emissioni di gas a effetto serra, le stime per difetto della Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) prevedono ca. 250.000 decessi a livello globale a causa dei cambiamenti climatici tra il 2030 e il 2050. Nella stessa prospettiva, si prevede che il degrado ambientale possa causare un numero annuo di morti premature 174-234 volte superiore a quelle che si verificano a causa dei conflitti.

Lo studio enfatizza come le politiche verdi inclusive invece siano note per avere benefici trasversali su ambiente, economia e salute. A questo proposito il rapporto fa alcuni esempi degli effetti positivi che si possono ottenere intervenendo sul sistema dei trasporti, in agricoltura, nelle città, nelle infrastrutture igieniche, nel settore energetico. La transizione verso l’uso di energie pulite ed efficienza energetica, ad esempio può, allo stesso tempo, migliorare la qualità dell’aria e ridurre le patologie correlate all’inquinamento dell’aria quali le patologie respiratorie.
Raddoppiare la quota di energie rinnovabili al 2030 farebbe crescere dell’1,1% il PIL mondiale e creerebbe 24 milioni nuovi posti di lavoro.

Secondo l’OMS, gli investimenti in programmi di prevenzione per la salute nei luoghi di lavoro di
soli 18-60 dollari per lavoratore possano ridurre del 27% le assenze per malattia.

Un quadro di quattro azioni integrate può consentire di affrontare efficacemente il nesso ambiente-salute:
1. decontaminare e disintossicare: rimuovere le sostanze nocive e/o ridurre il loro impatto sull’ambiente in cui le persone vivono e lavorano;
2. decarbonizzazione: gli impatti sulla salute salute umana e sull’ambiente dell’energia solare, eolica e idroelettrica hanno un fattore da 3 a 10 volte inferiore rispetto alle centrali elettriche a combustibili fossili;
3. ridurre l’uso di risorse e cambiare gli stili di vita: ridurre gli sprechi, l’inquinamento e la
distruzione ambientale, favorire l’efficienza nell’uso delle materie e dell’energia e l’economia circolare;
4. migliorare la resilienza dell’ecosistema e la protezione dei sistemi naturali del pianeta.

Il Rapporto si conclude, fornendo una solida base per una futura economia inclusiva, legata alla resilienza degli ecosistemi, a un ambiente sano, alla buona salute e al benessere delle persone, fornendo alcune raccomandazioni:
–  assicurare un’azione più efficace ed equa sull’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, utilizzando il nesso ambiente-salute per la pianificazione di soluzioni trasversali su ambiente-salute-economia a livello internazionale, regionale, nazionale e nella cooperazione locale;
– investire in sostenibilità ambientale e biodiversità per investire sulla salute attuale e futura e il benessere umano;
– utilizzare il nesso ambiente-salute per motivi di efficienza, ma anche per la giustizia distributiva e per affrontare gli obblighi etici e legali degli Stati;
– passare da un approccio reattivo a un approccio proattivo, così che molte emergenze ambientali e sanitarie possano essere evitate o mitigate;
– coinvolgere i settori pubblici e privati, i ricercatori, i principali stakeholders e le popolazioni interessati a partecipare in partnership per favorire l’innovazione, le tecnologie pulite, i finanziamenti innovativi e per diffondere le buone pratiche;
– agire a tutti i livelli di governo per: disintossicare l’ambiente, decarbonizzare l’economia, ridurre l’uso di risorse e il degrado degli ecosistemi, cambiare gli stili di vita insalubri; e migliorare la resilienza degli ecosistemi;
– rafforzare la base di conoscenze attraverso migliori quadri di misurazione e monitoraggio, supporto di piattaforme di ricerca ambiente-salute, raccolta sistematica, analisi e utilizzo di dati disaggregati per sesso, età e altre variabili rilevanti;
– mettere in atto un’adeguata strategia e politiche per la sensibilizzazione, la comunicazione e l’educazione sui principali rischi di esposizione per la salute e per l’ambiente;
– rafforzare la governance ambientale multilivello, sviluppando e attuando politiche integrate sulla base della legislazione internazionale e nazionale e le azioni a livello di città con specifiche azioni per i più vulnerabili, tra cui donne e bambini, e future generazioni;
– investire e sviluppare progetti finanziari per affrontare il nesso ambiente-salute e per il conseguimento degli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

Il rapporto Healthy Environment